Resti di cervello in una vittima dell’eruzione del Vesuvio: l’importante scoperta ad Ercolano

Nel cranio sono state identificate diverse proteine e acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani

La conservazione di tessuto cerebrale è un evento estremamente raro in archeologia, ma per la prima volta in assoluto sono stati scoperti resti umani di cervello vetrificati per effetto del calore prodotto da un'eruzione. L’eccezionale rinvenimento è stato effettuato da un team di antropologi e ricercatori guidato da Pier Paolo Petrone dell'Università Federico II di Napoli negli scavi di Ercolano, nel Napoletano. Gli scienziati hanno trovato materiale vetroso nel cranio della vittima dell'eruzione del 79 d.C, che sommerse l’intera area pompeiana.

Nei resti del cranio sono state identificate diverse proteine e acidi grassi presenti nei tessuti cerebrali e nei capelli umani. L'ipotesi degli studiosi è che l'elevato calore sia stato letteralmente in grado di bruciare il grasso e i tessuti corporei della vittima, causando la vetrificazione del cervello. Questi risultati sono fondamentali per proseguire nell’indagine sul Dna degenerato, che ha ancora racchiuse in sé alcune parti della sequenza del codice in grado di chiarire origine e grado di parentela delle vittime ritrovate nelle rimesse delle barche presso l'antica spiaggia di Ercolano.

Gli scavi archeologici di Ercolano hanno restituito i resti dell'antica città seppellita sotto una coltre di ceneri, lapilli e fango durante l'eruzione del Vesuvio del 79, insieme a Pompei, Stabia ed Oplonti. Ritrovata casualmente a seguito degli scavi per la realizzazione di un pozzo nel 1709, le indagini archeologiche ad Ercolano cominciarono nel 1738 per protrarsi fino al 1765; riprese nel 1823, si interruppero nuovamente nel 1875, fino ad uno scavo sistematico promosso da Amedeo Maiuri, a partire dal 1927. Ercolano ha restituito importanti ritrovamenti: basti pensare alla bellissima Villa dei Papiri costruita a strapiombo sul mare che custodiva oltre 1800 papiri e straordinarie sculture. Dal 1927 al 1958 i lavori riportarono alla luce l’area che attualmente si può visitare. La maggior parte dei reperti rinvenuti sono ospitati al Museo archeologico nazionale di Napoli, mentre è del 2008 la nascita del museo archeologico virtuale che mostra la città prima dell'eruzione del Vesuvio.

Il sito di Ercolano, gestito dalla Soprintendenza di Pompei, viene visitato mediamente da trecentomila turisti ogni anno: nel 1997, insieme alle rovine di Pompei ed Oplonti, è entrato a far parte della lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco. Ercolano antica è un luogo della memoria che, come affermava già Amedeo Maiuri, “va considerata come una città e non come una miniera di opere d’arte, una città minore e diversa da Pompei, ma non per questo meno importante, con la sua fisionomia urbanistica, con la sua civiltà e, quel che più importa, con il suo volto umano”.

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