"Assassina nullatenente? Le spese le paga la famiglia della vittima"

I familiari di Nicola Scarpa, colpito a morte dalla figlia di un boss, dovranno pagare le spese processuali perché l'omicida è nullatenente

Ad undici anni dalla morte del figlio, ucciso dalla figlia di un boss, alla famiglia della vittima viene recapitata una cartella esattatoriale del valore superiore a 18mila euro per le spese processuali. Il motivo? ''L'omicida è nullatenente'' e qualcuno deve pur farsi carico dei costi del procedimento penale. Tant'è.

Una tragedia dai risvolti paradossali quella che ha investito la mamma e i fratelli di Nicola Scarpa, il 24enne ucciso a Napoli il 31 dicembre del 2009 da Emanuela Terracciano, all'epoca di anni 22, figlia del defunto boss di camorra Salvatore detto o'Nirone. Nella notte di San Silvestro, Nicola fu raggiunto da un colpo di pistola esploso dalla giovane militante di una cricca criminale dei Quartieri Spagnoli. Il proiettile era stato sparato in aria, a scopo intimidatorio nei confronti del clan rivale con cui i Terracciano si contendevano il dominio del territorio. Ma fu il ragazzo a farne le spese, diventando l'ennesima vittima innocente della malavita partenopea.

Una vicenda drammatica a cui, quest'oggi, si aggiunge un capitolo nuovo: "Poiché l'omicida è nullatenente, ad accollarsi le spese processuali, oltre i 18 mila euro, dovrà essere la famiglia della vittima'' spiega l'avvocato Angelo Pisani, legale degli Scarpa e presidente di Noi Consumatori, in una intervista al Corriere del Mezzogiorno. Dunque, dopo ben 11 anni dall'accaduto, la famiglia di Nicola è stata raggiunta da una cartella esattoriale del valore di 18mila euro con una richiesta perentoria di pagamento. L'ingente esborso sarebbe toccato alla Terracciano, condannata in via definitiva ad 8 anni di reclusione e il pagamento in sede civile di un risarcimento pari a 626mila euro ma ''è nullatenente - ribadisce ancora Pisani - e a rispondere in solido ora è la famiglia della vittima''. Insomma, oltre ''il danno'' pure la beffa.

Una scelta inspiegabile che infligge una pena pecuniaria alla sofferenza della famiglia Scarpa, già sopraffatta dal dolore per la perdita del giovane figlio e fratello. ''L'unica colpa che hanno è quella di essersi costituiti parte civile nel procedimento penale contro Emanuela Terracciano'', continua il legale che ora auspica in un intervento di mediazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Di questo passo - conclude - le vittime non denunceranno più i loro carnefici che risultano spesso nullatenenti. Lo Stato non ha saputo garantire sicurezza e la vita del giovane colpito a morte e ora pretende anche i soldi dalla mamma e i fratelli. Una beffa in danno di chi ha già sofferto e non avrà alcun risarcimento".

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Commenti

Epietro

Gio, 24/09/2020 - 18:13

Qualcuno deve pur farsi carico dei costi del procedimento penale. E se al momento dell'imputazione l'accusata fosse stata in grado di pagare le spese ed ora dopo quasi 11 anni, avuto un qualche sentore di poter essere condannata si è disfatta per tempo di tutti i beni. Come mai i magistrati non sono mai responsabili delle loro lungaggini che forse hanno aiutato l'imputata a diventare nullatenente?