Napolitano non firma i tagli

La manovra finanziaria rimandata al governo per modifiche e correzioni. Notte di trattative, oggi arriva il sì. L’ira dei ministri con Tremonti, il silenzio di Berlusconi, la mediazione di Letta: storia di un pasticcio

Al presidente Napolitano la Finanziaria targata Tremonti non piace, tanto che non l’ha firmata e ha chiesto al governo chiarimenti e modifiche. Il prestigioso autografo arriverà solo questa mattina dopo una notte di limature e correzioni. Su che cosa? Un po’ su tutto, dai tagli agli enti locali a quelli degli stipendi della casta, agli aiuti alla cultura. Per un Paese in larga parte abituato a farsi assistere e mantenere dallo Stato indipendentemente dalla resa è ovviamente dura fare marcia indietro. Così lo stop di Napolitano ha fatto tirare ieri un sospiro di sollievo a quelle categorie e a quei ministri, più d’uno, che inutilmente avevano bussato nelle settimane scorse alla porta di Tremonti per sapere, suggerire, chiedere di usare una mano più leggera nello sforbiciare costi e spese.

Ieri sul Corriere della Sera, Piero Ostellino invocava, analizzando la Finanziaria, meno Stato e più società. Oggi, su questo Giornale, Marcello Veneziani ci spiega che il rigore non deve far paura perché le società sane sono quelle che anche dopo una buriana si rimodellano da sole trovando nuovi punti di equilibrio. Insomma, ci voleva il coraggio di sfidare l’impopolarità e spezzare un circolo vizioso che solo apparentemente accontenta tutti ma che in realtà, lasciando le cose come stanno, non crea occasioni e sviluppo per nessuno. Quello che sarà lo sapremo nei dettagli solo oggi, ma certo questa è una manovra che non ha più padri. Non Berlusconi, che avrebbe voluto un approccio diverso nella sostanza e nel metodo ma che si è dovuto fermare, per evitare il peggio in un momento di crisi e instabilità, davanti all’intransigenza di Tremonti che minacciava fuoco e fiamme in caso di modifiche imposte dal governo in fase di scrittura. Non Tremonti che esce politicamente indebolito da questa situazione confusa e che senza l’intervento del solito mediatore Gianni Letta avrebbe anche potuto precipitare rovinosamente.

Lo stesso Napolitano alla fine firmerà ma non senza turarsi il naso.
Adesso la palla torna a Berlusconi che in queste ore, non a caso, è sembrato tenersi, almeno ufficialmente, lontano dal ring. Chi lo aveva convinto a lasciar fare ad altri, a non impuntarsi, ora dovrà rispondere di aver fatto fare al governo una figura non certo esaltante. E a ore approda in Parlamento la grana delle intercettazioni. Sarà anche vero che un premier di fatto non comanda, ma forse è meglio per tutti che cominci a farlo.

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