Napolitano, omaggio alle salme In migliaia alla camera ardente

Roma«Vogliamo andare ai funerali, vogliamo essere vicini alle famiglie dei nostri commilitoni». È questo il primo desiderio espresso dai quattro militari feriti nell’attentato a Kabul non appena hanno messo piede in Italia. Subito dopo l’atterraggio a Fiumicino sono stati trasportati all’ospedale militare del Celio. Il maresciallo Felice Colandriello soffre di stress post-traumatico e contusioni così come i caporal maggiori Leo Rocco e Sergio Agostinelli. Soltanto il maggiore Ferdinando Buono, oltre allo stress ed alle contusioni, ha una mano ferita, ma in modo non grave. Tre di loro, accompagnati da altri militari, già ieri si sono recati alla camera ardente allestita al Celio a salutare i loro commilitoni morti. È possibile quindi che oggi possano ottenere dai medici, che definiscono discrete le loro condizioni, il via libera alla partecipazione alla cerimonia di Stato. I funerali verranno celebrati alle 11 nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura da monsignor Vincenzo Pelvi, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, con la partecipazione dei familiari e di tutte le istituzioni, compreso il ministro Umberto Bossi. Ed è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ad accogliere insieme alle madri, alle mogli, ai figli ed al picchetto della Folgore le salme dei sei parà uccisi a Kabul da una macchina imbottita con 300 chili di esplosivo. Ad attendere Antonio Fortunato, Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Roberto Valente e Gian Domenico Pistonami atterrati a Ciampino ieri mattina intorno alle nove, anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, i vertici delle Forze Armate, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Napolitano si è soffermato davanti alle bare avvolte dal tricolore, poggiando la mano per qualche secondo su ogni feretro. Dopo la benedizione delle salme di monsignor Pelvi è stato intonato il Silenzio ed il picchetto ha reso gli onori ai caduti.
Le salme seguite dai parenti sono state quindi trasportate al Celio e dopo l’autopsia poste nella camera ardente, aperta al pubblico intorno alle 16. Ed è qui che si sono incontrati i parenti delle vittime con i militari feriti che sono scoppiati in lacrime davanti alle bare ed hanno cercato di darsi conforto reciproco. «Mio figlio è morto per questa patria e troverò la forza di andare avanti», ha detto il padre di Davide Ricchiuto. «Sono fiero di mio figlio», sono state le parole del padre di Matteo Moreddu mentre i genitori di Gian Domenico Pistonami si sono lasciati stringere le mani dai romani che erano lì per rendere omaggio alle vittime. Un migliaio di cittadini attendeva fuori dal Celio l’apertura della camera ardente fin dalle prime ore del pomeriggio. Migliaia anche le bandiere, fatte distribuire dal sindaco Gianni Alemanno, sventolate dalla gente in attesa. E migliaia sono i tricolori che sventoleranno lungo il percorso che dal Celio va a San Paolo. 2.500 per l’esattezza, sempre per iniziativa di Alemanno che ha chiesto a tutti i cittadini romani di esporre un tricolore alla finestra. Ma ci sarà tutta l’Italia a partecipare simbolicamente ai funerali. Bandiere a mezz’asta negli edifici pubblici, serrande abbassate e vetrine listate a lutto, un minuto di silenzio nelle scuole. Sarà possibile seguire la diretta del funerale su tutti i principali network televisivi.

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