Napolitano pone i limiti: no a un nuovo esecutivo contro Berlusconi e Bossi

Napolitano pone i limiti: no a un nuovo esecutivo  contro Berlusconi e Bossi

RomaLa mascella serrata, la testa infilata nel faldone di carte che si è portato appresso e, ai fotografi in attesa sul portone, nemmeno uno sguardo. Quando arriva sul Colle, alle sei e mezzo di sera, Silvio Berlusconi è infuriato e preoccupato: persino Gianni Letta, seduto accanto a lui, sembra più mogio del solito. Quando esce, un’ora dopo, appare più sereno. Sorride, saluta i curiosi e turisti davanti al Quirinale, fa ciao ciao con la manina al plotoncino di giornalisti appostati, prima di sparire verso Palazzo Grazioli per fare il punto con i suoi: «Tutto ok - racconta - prima la legge di stabilità, poi le dimissioni».
«Tutto bene» infatti con Giorgio Napolitano. Il Cavaliere sale con «mille dubbi» ma con una proposta precisa: «Presidente, voglio mettere il Paese in sicurezza, coinvolgendo pure le opposizioni. Dopo, una volta compiuti gli adempimenti che ci chiede l’Europa, tornerò qui per rimettere il mandato». Il capo dello Stato approva questo percorso, però non vuole che si perda troppo tempo. «Non possiamo traccheggiare, l’Italia ha bisogno di misure urgenti», spiega. «Anch’io ho fretta - replica Berlusconi - non sono incollato alla poltrona e, dopo le mie dimissioni, lei deciderà per il meglio. Il Parlamento però è paralizzato, la legislatura non può continuare in queste condizioni».
Dunque il Cav spariglia. Deluso per essere rimasto ancorato a «quota 308», conscio di un nuovo probabile smottamento nella maggioranza, ha deciso di fare quel passo di lato che gli consigliava Bossi, mantenendo così un parziale controllo delle operazioni. A Napolitano dice di essere «consapevole delle implicazioni del voto alla Camera» sul Rendiconto ma «preoccupato per l’urgente necessità di dare risposte attese» dall’Europa e dai mercati: il differenziale tra i titoli tedeschi e quelli italiani ha toccato la pericolosa soglia psicologica dei 500 punti.
Allora, dimissioni, ma non subito. Prima il premier vuole «fare appello all’opposizione» per convincerla ad appoggiare il pacchetto stabilità. E per il dopo, chiede a Napolitano di non favorire ribaltoni. Perché «il governo deve essere quello scelto dagli elettori». Il presidente è perplesso sui tempi: varare i provvedimenti anticrisi richiederà venti giorni. Il Paese può attendere? Sul resto, sostanzialmente, è d’accordo. La sola parola «ribaltone», com’è noto, gli fa venire l’orticaria e l’ipotesi che possa essere sospettato di manovre di palazzo in genere lo fa imbufalire. E anche stavolta, stando a una versione Pdl, rassicura Berlusconi: non si possono fare governi senza voi e la Lega.
Però il capo dello Stato non ha la minima intenzione di rinunciare nemmeno a un frammento delle sue prerogative: di fronte a una crisi di governo, quando sarà formalizzata, il presidente della Repubblica ha non solo la possibilità ma «il dovere» di svolgere le consultazioni, per verificare se esiste un’altra maggioranza. Del resto, nonostante i nomi dei candidati premier sulle schede, siamo in una Repubblica parlamentare.
E così questo passaggio viene inserito nel comunicato ufficiale diffuso al termine dell’incontro. Berlusconi, si legge, si occuperà dell’approvazione delle legge di stabilità «opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte» arrivate dalla Commissione Ue. «Una volta compiuto tale adempimento, il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e alle proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza uscita dalle elezioni del 2008 come di quelle dell’opposizione».
Tutto ciò significa che sarà Napolitano a gestire la partita. I sondaggi del Quirinale saranno veloci ma approfonditi, nessuna ipotesi verrà tralasciata. È probabile che il presidente conferisca pure un incarico esplorativo. «È una sua possibilità - dice Ignazio La Russa - è una cosa tra i suoi poteri». E il Cavaliere, in tarda serata: «La fase che seguirà le mie dimissioni attiene alle responsabilità del capo dello Stato». Napolitano in questa fase di crisi economica, si vuole tenere le mani libere: un governo di salute pubblica potrebbe servire a calmare i mercati e a far passare le riforme che servono all’Italia. Ma si può fare un esecutivo di emergenza contro il Cavaliere? «Si in democrazia può dare responsabilità di governo - si chiede Berlusconi - a chi ha perso le elezioni? Deciderà Napolitano, ma io nel futuro vedo elezioni».

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