Nasce il robot amico dei bimbi: sentimenti tecno

Nao, il mini-cyborg da compagnia, ha occhi che si illuminano di gioia e una bocca suadente. L’ospedale San
Raffaele di Milano lo adotta per assistere i piccoli pazienti

È una dolcissima creatura di 58 centimetri. Ha occhi che si illuminano di gioia, una bocca gentile che parla solo in modo suadente, due orecchie che captano persino i nostri desideri inespressi. Sarebbe la moglie perfetta, ma è soltanto un robot. Il suo nome è Nao. Concepito in Francia, quanto prima ce lo ritroveremo in ospedale, accanto al letto, pronto a servirci e a consolarci. Un po' infermiere, un po' amico. Gli manca solo un po' di umanità, ma nelle nostre corsie sarà difficile notare la differenza.
Nell'inarrestabile cammino della scienza, questo è il salto più acrobatico: dal robot di servizio al robot di compagnia. Dal robot tecnologico al robot sentimentale. Nei prossimi mesi, un progetto finanziato dall'Europa porterà tanti Nao in diversi ospedali della Comunità. In Italia presterà servizio al San Raffaele di Milano, accanto ai bambini diabetici. L'idea che porta a Nao è affascinante e agghiacciante allo stesso modo: prestare conforto umano con una creatura priva di umanità. La sfida estrema.
Riuniti a Viareggio per fare il punto sul pianeta robot, 150 cervelloni di 20 nazioni spiegano che l'ultima evoluzione della specie è inevitabile. Il boom del robot industriale, che negli anni '80 trasformò le fabbriche, ha raggiunto ormai la saturazione: i produttori di questi automi cominciano a chiudere. Adesso la nuova frontiera è domestica, familiare, a stretto contatto con l'uomo. Si calcola che nel 2035 tutti avremo una creatura del genere in giro per casa: non un elettrodomestico evoluto, ma un vero e proprio ometto, capace di comprendere, assecondare, addolcire i nostri stati d'animo.
Certo, spiegano gli stessi progettisti, non è la stessa cosa: un conto è costruire un essere che avviti i cruscotti della Punto, un altro è modellare un coso che ci consoli quando siamo in crisi di malinconia. L'idea di piazzare uno zuccone in titanio accanto al sedicenne appena lasciato dalla fidanzata, o al nonno che ha appena ritirato la pensione, è innegabilmente coraggiosissima. Ma si può fare, dicono gli esperti. Ci arriveremo, assicurano. Nao è solo il primo passo di questa nuova catena darwiniana. Presto, l'esordio negli ospedali.
Dirà subito il disfattista: meglio trovarsi al capezzale un Nao che uno dell'Anaao, la pregiata Associazione nazionale aiuti assistenti ospedalieri. Ma così ragionando si rischia di buttarla in sterile polemica sindacale. Dobbiamo sforzarci di mantenere alto il livello. Proviamo a immaginare per esempio che cosa succederà presto tra i bambini diabetici del San Raffaele. Quando Nao arriverà, sarà sicuramente una gran festa. I ragazzini snobberanno mamme e nonni, infermiere e medici, catturati completamente dal fascino magnetico - molto magnetico - del nuovo amico. Costui, programmato per essere gran ruffiano, li blandirà leggendo fiabe bellissime, servendo cioccolati e patatine, sorvolando sui loro schiamazzi.
Inizialmente sembrerà davvero di risolvere con un colpo di genio l'eterno problema della tristezza e della noia che affligge i bambini in ospedale. Ma prima o poi, anche quel giorno calerà la sera. In questi particolari istanti, qualsiasi bambino in qualunque luogo del mondo, sano o malato, maschio o femmina, improvvisamente avverte il richiamo ancestrale di un affetto vero, caldo, sicuro, l'unico affetto che nessuno mai ha riprodotto in laboratorio, proprio quell'affetto consolante e insostituibile chiamato mamma, papà, nonno, nonna. Andrà sicuramente così: se loro la sera saranno lì, vicino al letto, di Nao nessuno sentirà più la necessità. Se invece saranno ancora una volta assenti e lontani, non ci sarà Nao capace di colmare quel vuoto. Di asciugare quelle lacrime. Di placare quelle angosce. In un caso e nell'altro, Nao sarà superfluo.
Io non so se i supertecnici si sentano capaci di attribuire a Nao anche i poteri supremi dell'amore materno, di una voce amica, di una carezza umana, in fondo l'unico balsamo che serva ai bambini - ma anche ai vecchi, anche a noi - condannati in ospedale. Sinceramente, è difficile crederlo. In ogni caso, resta più affascinante credere nel sogno di trovare sempre in corsia uomini e donne vere, capaci di parole e sentimenti veri.
Quanto a Nao, nessuna bocciatura: avrà comunque la sua importanza, in mille altri modi. Ma quale impiego tra i bambini: per esempio lo vedo utilissimo al posto di tanti direttori sanitari. Sicuramente si rivelerà più acuto, efficiente, onesto di molti dirigenti attuali. E nei casi di malasanità, sarà terapeutico sfogare la rabbia buttandolo giù dalle scale a calci nel didietro. Almeno lui.
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