La Nato apre a Mosca: difesa integrata

DISCORSO Il segretario generale Rasmussen offre un’intesa contro la minaccia rappresentata dall’Iran

La Nato apre a Mosca: difesa integrata

Una nuova intesa tra Nato e Russia si delinea dopo la decisione del presidente americano Barack Obama di rinunciare al piano difensivo contro l’Iran voluto dal suo predecessore che prevedeva l’installazione di uno “scudo spaziale” in Polonia e nella Repubblica ceca. Obama ha informato giovedì i governi interessati, provocando reazioni di delusione e preoccupazione non solo a Varsavia e a Praga, ma più in generale presso tutti i membri della Nato che in passato erano stati satelliti dell’Unione Sovietica. La percezione che si sia trattato di una grossa concessione a Mosca è forte non solo in Europa orientale, ma anche presso i repubblicani a Washington che hanno vivacemente protestato.
È chiaro però che Obama ha fatto una scelta precisa: puntare sulla Russia, premendo quel famoso pulsante rosso con la scritta Reset che mesi fa segnò simbolicamente la volontà di recuperare i rapporti con la ex superpotenza nemica della guerra fredda, anche nell’ottica della gestione del delicato dossier iraniano. Orecchie da mercante dunque e rassicurazioni di maniera agli alleati dell’Est e avanti tutta con la nuova politica di appeasing e collaborazione anche militare con Mosca. Politica che passa in questa fase attraverso l’Alleanza atlantica.
Il segretario generale della Nato, l’ex premier danese Anders Fogh Rasmussen, ha dunque avanzato ieri alla Russia proposte di collaborazione molto innovative, usando un linguaggio eccezionalmente morbido. Per placare le preoccupazioni di Mosca, ossessionata dal timore di ritrovarsi isolata in Europa, il numero uno dell’Alleanza atlantica ha anche dato la propria disponibilità a discutere la nuova architettura della sicurezza euro-atlantica promossa dal presidente russo Dmitri Medvedev.
Rasmussen ha parlato di «un nuovo inizio» dopo la rinuncia allo scudo spaziale, offrendo a Mosca di lavorare insieme al sistema di difesa missilistica. Nuovo fino a un certo punto, dal momento che già nel vertice Nato di Bucarest dell’anno scorso si era parlato di un coordinamento «a tempo debito». «Credo che la Nato e la Russia dovrebbero immediatamente guardare a rinforzare la loro cooperazione pratica in tutti i campi dove concordiamo di correre gli stessi rischi e le stesse minacce per la nostra sicurezza - ha detto Rasmussen - e queste aree sono molte, come quella della proliferazione nucleare». In sostanza è stata proposta a Mosca una collaborazione a tre Nato-Usa-Russia.
La risposta russa è stata immediata e nettamente favorevole. L’ambasciatore presso la Nato Dmitri Rogozin, che ha assistito al discorso di Rasmussen a Bruxelles, ha definito l’offerta «molto positiva» e «molto costruttiva». Alle parole sono seguiti i fatti: la Russia ha annunciato di aver congelato il progetto di installazione di missili Iskander nell’enclave baltica di Kaliningrad, deciso come risposta allo scudo spaziale voluto da Bush.
Nel suo discorso Rasmussen non ha fatto comunque solo concessioni. Ha chiesto alla Russia di schierarsi con gli occidentali «nell’esercitare la massima pressione sull’Iran» perché abbandoni le sue ambizioni nucleari e missilistiche. E ha ricordato che la Nato continua a desiderare l’adesione dell’Ucraina e della Georgia. Temi su cui è difficile che il Cremlino voglia fare reali concessioni.
Ne parleranno certamente mercoledì prossimo, nel loro incontro a New York, Obama e Medvedev. Mentre il premier italiano Silvio Berlusconi ha espresso soddisfazione per la decisione della Casa Bianca sullo scudo e ha sottolineato che il discorso di Rasmussen segue le linee da lui impresse alla politica estera italiana.