La Nautica dà i numeri In fumo oltre 4 miliardi

GenovaC'è chi ha parlato di un'opera di «distruzione creatrice» da parte di un governo poco attento alla nautica, come l'ex ministro Giulio Tremonti. E chi, come il presidente di Ucina-Confindustria Nautica, Anton Francesco Albertoni, ha cercato di formulare richieste di sostegno molto concrete quali, ad esempio, una regolamentazione unica europea sui dispositivi di sicurezza e l'armonizzazione della fiscalità nella Ue. Pragmaticità e realismo hanno guidato l'edizione 2012 del ForumUcina, il programma di convegni che a ogni Salone Nautico di Genova fa il punto sullo stato del settore. E non poteva d'altronde che essere così nell'anno in cui il tanto temuto double dip, la doppia recessione, si è concretizzata con una W pure nei grafici di quest'industria. Il consueto studio «La nautica in cifre», curato da Ucina insieme con l'Università di Genova, racconta un'economia dimezzata a 3,4 miliardi nel 2011 (dai 6,4 miliardi del 2008), con previsioni per il 2012 di un ulteriore crollo a circa 2,3 miliardi. Non deve dunque fuorviare la crescita del 2% del contributo al Pil da parte della nautica registrata nel 2011; nell'anno ancora in corso, dicono di nuovo le stime, lo stesso dato potrebbe assestarsi a -16,8% con previsioni né facili né felici per il futuro. Ad azzardare uno scenario prova Enrico Ivaldi dell'ateneo genovese, sempre a margine della «Nautica in cifre»: «I dati passati ci dicono che si tratta di un mercato ad alta elasticità di reddito». Questo significa che il settore generalmente moltiplica gli effetti, sia in positivo sia in negativo, dell'andamento del Pil nazionale e riesce comunque a crescere quando il valore è stabile o poco superiore allo zero. Se timida ripresa nel 2013-2014 ci sarà, insomma, la nautica sarà in grado di seguirla. O almeno in questo confidano le associazione di categoria. Nel frattempo non resta che rimboccarsi le maniche, innovando e internazionalizzando.
Ha provato a spronare gli imprenditori in tal senso, l'ex ministro Giulio Tremonti, intervenendo nel dibattito «La nautica e l'economia» moderato dal vicedirettore del Messaggero Osvaldo De Paolini, ma ha volato altissimo pensando a energia, informazione e medicina come driver di una ripresa possibile, e ha quasi dimenticato proprio la nautica, se non per accusare il governo di aver distrutto un settore che si pensava avesse la forza di riprendersi in fretta.
«C'è bisogno di un cambiamento culturale tra la gente e in chi ci governa», hanno sottolineato gli addetti ai lavori dopo aver costretto, con diffuse manifestazioni di protesta, il vice ministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, intervenuto all'inaugurazione, a promesse e scuse. Eppure, per iniziare a migliorare le cose, non servirebbe molto, basterebbe intervenire sui paradossi più evidenti come quello dell'Iva, portato dal presidente di Ucina sul tavolo del Cese (Comitato Economico e Sociale Europeo) nel corso dell'audizione pubblica di martedì scorso: «L'imposta applicata all'affitto dei posti barca in Italia - ha spiegato - è al 21% e non è equiparata a quella di altre strutture ricettive che devono versare l'11%. E questa disparità è ancora più grave se si pensa che in Francia tutti i turisti, in barca o negli alberghi, pagano il 9 e in Spagna appena il 6». Non si è fatta attendere la risposta del Professore: Iva al 22% tra qualche mese...
Un forte appello all'uniformità regolamentare è uscito anche dalla seconda edizione dell'International Boating Forum: in un contesto in cui tutti gli schemi sono stati ribaltati («prima gli agenti cercavano le barche per i clienti, ora si devono cercare i clienti per le barche», ha detto con estrema franchezza Thierry Voisin, ex presidente della Mediterranean Yacht Broker Association) un'armonizzazione europea è imprescindibile, «visto che neppure i Paesi cosiddetti emergenti stanno dando le soddisfazioni sperate», ha avvertito Massimo Perotti, presidente dei cantieri Sanlorenzo. Anche il leasing, che pure al suo debutto aveva dato segnali incoraggianti, piange. I dati presentati nel convegno «Buy Buy Italy» da Assilea, l'Associazione Italiana Leasing, parlano di un volume di operazioni nuove pari a stimati 300 milioni di euro per il 2012 contro i 600 totali del 2011. A tenere la nautica italiana in piedi resta insomma ormai soltanto l'export che potrebbe arrivare alla fine dell'anno in corso a sfiorare il 9% della produzione. La dimensione delle sfide è in pratica sempre più globale. E tiene conto di questo l'accordo appena firmato con lo Stato brasiliano di Santa Catarina che include benefici fiscali per le aziende italiane che vi operano. In confronto, la polemica su uno spostamento del Salone altrove, magari a Viareggio, che ha tanto infiammato gli stand e che è partita proprio da un'intervista del Giornale di Bordo a Paolo Vitelli del gruppo Azimut-Benetti, sembra quasi piccola cosa.
Per oggi pomeriggio, infine, era atteso l'arrivo di Corrado Passera, ma il ministro dello Sviluppo economico ha fatto sapere che «per urgenti impegni di governo si vede costretto a disdire la visita al Salone». Delusi gli imprenditori, decisi a chiedere al governo provvedimenti urgenti per invertire il trend negativo. Domani cala il sipario su Genova 2012. Qualcuno non vedeva l'ora. Ma di questa edizione si parlerà a lungo.