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“Accendere i riflettori anche su Lecce”. La denuncia che può allargare la “prenotopoli” dei Cup

La coordinatrice del Centro diritto alla salute del principale ospedale di Lecce chiede verifiche dopo quanto emerso a Taranto: “Ci sono anomalie”

Liste d’attesa, svolta nella sanità: 1,6 milioni di visite ed esami rapidi

La sanità in Italia può essere migliorata, l’autocritica è d’obbligo ed è necessaria, ma è innegabile che vi siano ampie criticità concentrate in alcune regioni del Paese. Il Giornale da qualche settimana sta portando avanti un’inchiesta per portare alla luce le problematiche principali che, inevitabilmente, gravano sui cittadini che loro malgrado si ritrovano a essere pazienti e che, proprio nel momento di maggiore fragilità, sono anche costretti a fare i conti con un sistema che non funziona. Le Regioni rosse sembrano essere quelle maggiormente colpite dai malfunzionamenti e ne è la prova, l’ennesima, il caso dei “furbetti del Cup” a Taranto, emerso da qualche giorno che ora sembra anche destinato ad ampliarsi.

"Prenotopoli" a Taranto. Sotto la lente dei Nas un milione di pratiche

Il Giornale ha denunciato nei giorni scorsi una sorta di “prenotopoli” a Taranto dove una “manina” sospetta sposta gli appuntamenti dei pazienti per far posto ad amici e parenti. Le indagini sono in corso, si stanno effettuando tutte le verifiche del caso per capire se possa trattarsi di un sistema consolidato, con tanto di passaggio di denaro, o se, invece, dietro ci sia l’imprudenza di chi crede che la sanità sia una questione di famiglia. Sono circa un milione le operazioni sospette a Taranto ma ora un allarme viene lanciato anche da Taranto: è Rosa Orlando, coordinatrice del Centro diritto alla salute del Fazzi di Lecce, che dalle colonne del Corriere della sera adombra il dubbio di un “sottobosco che a mio giudizio è tutto da esplorare”.

Visite cancellate all'insaputa dei pazienti. Scattano le ispezioni alla Asl di Taranto

La coordinatrice sostiene di aver trovato anche a Lecce "anomalie di entità tale da indurmi a porre delle domande a me stessa e poi a chi di dovere sulla corretta gestione del sistema di prenotazione”. A sollevare maggiori sospetti, afferma Orlando, sono i racconti di “decine di persone ogni mese e tra queste anche tanta povera gente che non riesce a fare un esame strumentale neanche con codice di priorità breve” ma poi “ci si imbatte in prenotazioni fatte nelle ore serali, quando il Cup è chiuso”. Dagli uffici competenti in materia sostiene di non aver ottenuto alcuna risposta e invoca accertamenti interni come avvenuto a Taranto, “perché il problema è noto in tutta la regione. Tutti ne parlano, ma nessuno prende provvedimenti”.

La ricetta di Decaro per combattere le liste d’attesa chilometriche non convincono Orlando che, dati alla mano, rileva che “su oltre seimila persone richiamate per anticipare le prestazioni sanitarie, millecinquecento sono irreperibili”. Dati così elevati la spingono a pensare che “ci sia qualcosa di strano nella gestione delle liste d’attesa. Qualcosa che merita di essere indagata, ma che invece si sta trascurando”. Nell’intervista, la coordinatrice sostiene che serva coraggio per denunciare “con prove concrete” e si fa avanti: “Vorrei dare l’esempio proprio io. Ho buoni motivi per suggerire che non si debba puntare gli occhi solo sulle prestazioni erogate dal sistema sanitario pubblico”.

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