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Benzina nei pozzetti e conoscenza del sistema: così gli anarchici cercano di sabotare i trasporti

Ad agire a Roma è presumibile siano stati soggetti con elevata conoscenza del sistema ferroviario, che conosco la localizzazione dei pozzetti e sanno come arrecare massimo danno

Benzina nei pozzetti e conoscenza del sistema: così gli anarchici cercano di sabotare i trasporti
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A distanza di 24 ore dall’ultimo sabotaggio alle linee ferroviarie italiane non c’è ancora una rivendicazione ma non è escluso che possa arrivare a breve, come è già successo. Le indagini sono in corso per risalire all’autore, che ha scelto una strategia diversa rispetto a chi ha operato sulla linea Bologna-Pesaro. Sono stati due gli attacchi alle porte di Roma, uno nel centro manutenzione delle Ferrovie di Villa Spada che interseca la linea ad alta velocità che sale a nord, e uno in via di Salone a Corcolle, direzione opposta, sulla linea che va a sud. Con tutta evidenza, l’autore, o gli autori, volevano interrompere del tutto il transito ad alta velocità Firenze-Napoli, bloccato di fatto l’Italia.

Gli attacchi sono stati condotti al mattino, quando la linea inizia a rientrare a pieno regime: uno alle 4.30 e uno alle 5.40. Visti gli orari, è presumibile che a operare sia stata la stessa persona o lo stesso gruppo di persone che, dopo essere entrati in azione a nord, si sono diretti a sud. Ma la mano di Roma non sembra essere la stessa di Bologna, Pesaro e Lecco: il che non è una buona notizia, anzi, perché potrebbe essere entrato in funzione il meccanismo dell’emulazione tipo del mondo anarchico. Ciò significa che soggetti diversi rispondono alla chiamata e si attivano per rendere capillare un’azione sul territorio, intervenendo per arrecare il maggior danno possibile. E non si esclude nemmeno che ad agire a Roma siano stati soggetti esperti.

In un punto è stata trovata una catena che potrebbe essere servita per sollevare una botola in cemento armato a copertura di un pozzetto, dove poi è stato sversato il liquido infiammabile. In questo modo è stato dato fuoco alle condotte sotterranee che hanno attivato immediatamente l’allarme nelle sale operative. Gli investigatori non stanno ovviamente alla finestra ad aspettare una rivendicazione ma operano a 360 gradi per arrivare agli autori, anche se il lavoro è molto complicato.

La rete non è completamente videosorvegliata, non sarebbe possibile vista la sua estensione e anche se è stato aumentato il controllo nei punti critici, questo non elimina del tutto il rischio che possano verificarsi nuovi attacchi con tecniche di volta in volta in volta diverse. Di pozzetti come quello di Roma ce ne sono migliaia lungo la linea e il rischio che vengano usati come cavallo di Troia facile è alto: minimo sforzo e massima resa.

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