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Dagli spalti insulti agli arbitri? La rivoluzione: verranno puniti i figli dei genitori-ultras

La soluzione innovativa introdotta dalla Valdiceppo, squadra di basket di Perugia: se papà e mamma ricoprono di offese i direttori di gara, a pagare saranno i ragazzi. Il dirigente: “Tuteliamo i nostri valori”

Dagli spalti insulti agli arbitri? La rivoluzione: verranno puniti i figli dei genitori-ultras
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Nel libro di Ezechiele, ma pure nel Deuteronomio, è scritto un principio diventato universalmente accettato: le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Ed è vero. Ma quando si è impossibilitati ad agire contro i genitori, per arginare uno dei cancri dello sport giovanile odierno, allora forse a volte è necessario derogare anche a certi sacrosanti concetti biblici.

Avete presente tutte quelle volte in cui sui giornali si leggono storie di papà o mamme che ricoprono di insulti un giovane arbitro durante una partita di ultimissima categoria Under 15? Oppure di quel direttore di gara costretto a uscire tra le lacrime? O di quell'atleta di 19 anni chiamata “scimmia” da una mamma in tribuna? O della rissa a Livorno durante una partita di minibasket? Ecco. Qualche giorno fa, a Perugia, è successo qualcosa di simile e la società coinvolta, la Valdiceppo Basket, invece di accampare scuse ha deciso di reagire. Come? Sospendendo dalle attività i ragazzi qualora i loro genitori si dimostrino antisportivi sugli spalti.

Piccolo passo indietro. Lo scorso 10 gennaio, durante una partita di Under 17 Eccellenza, si sono verificati alcuni “episodi poco consoni allo spirito sportivo sia dentro che fuori dal campo”. Inutile entrare nei dettagli. Basti sapere che la Valdiceppo Basket ha rimediato circa 250 euro di multa per “offese collettive del pubblico verso gli arbitri”, per “minacce collettive e sporadiche” e “invasione di campo” da parte di una mamma. Il tutto condito dalla squalifica del campo per una gara. Scene inaccettabili ad ogni ordine e grado, ma soprattutto nel settore giovanile. E visto che non era la prima volta che accadeva, i vertici di Basket Academy hanno deciso di adottare “decisioni forti ma necessarie”.

Nel comunicato la società ha elencato le novità. Primo punto: il ragazzo che verrà sanzionato dall’arbitro con un fallo tecnico per proteste sarà “automaticamente sospeso per una gara”; se poi dovesse ricascarci nel corso della stagione, “verrà valutata l’esclusione temporanea o definitiva dalle attività”. Anche dagli allenamenti. Senza contare, ovviamente, che "eventuali ammende economiche per comportamenti antisportivi inflitte dagli organi di giustizia federali, potranno comportare l’addebito di una multa all’atleta responsabile da parte della Società". Il che significa: caro ragazzo, se non vuoi rischiare, tieni la bocca chiusa e pensa a giocare.

Ma la vera “rivoluzione”, se così vogliamo chiamarla, riguarda chi sta sugli spalti. “Le proteste eccessive o fuori luogo da parte dei genitori - si legge - saranno prese in seria considerazione e le conseguenze ricadranno purtroppo, nostro malgrado, sugli atleti, che saranno sospesi per una gara”. In caso di recidiva, poi, “la Società si riserva il diritto di interdire l’accesso alle proprie attività a soggetti che abbiano violato il Codice Etico” (niente più genitori ultras in tribuna) e, in caso di “violazione di tale divieto" si arriverà alla “immediata sospensione dell’atleta collegato (figlio) dall’attività sportiva e la mancata convocazione finché la situazione non sarà sanata”. Anche qui il messaggio è chiaro: cari papi e mami, meglio pensarci due volte.

Non è stato facile, per Valdiceppo e tutta Basket Academy, assumere queste decisioni. Ma il Codice Etico della Fip – e anche il buon senso – si basa sui principi di “lealtà, correttezza e integrità sportiva” ed obbligherebbe tutti al rispetto delle regole, degli avversari e degli arbitri. Valori "non negoziabili" del "progetto formativo e sportivo" della Valdiceppo. “Se siamo arrivati a questo punto è perché si era passato il segno - spiega al Giornale Edoardo Casuscelli, direttore sportivo di Basket Academy - Abbiamo cerato di spiegare ai genitori quale potesse essere il comportamento adeguato da tenere in tribuna, ma è stato inutile”. L’ultimo episodio è stato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. “Il paradosso è che così sono le famiglie a contrastare il nostro sforzo educativo, impedendoci di costruire un ambiente sano dove i ragazzi possano divertirsi e crescere serenamente”, aggiunge Casuscelli. “Avevamo bisogno di mandare un segnale ai genitori e, non potendo sanzionarli direttamente, siamo costretti ad agire sui figli. Sperando che capiscano”.

La decisione societaria è stata accolta con favore dal comitato degli arbitri. Meno dai diretti interessati, che si sono divisi tra favorevoli e contrari.

“Nel corso degli anni purtroppo la situazione è peggiorata: abbiamo a che fare con generazioni più delicate e gli staff sono meno tutelati. Una volta la parola dell’allenatore o del dirigente aveva un peso, adesso invece va in secondo piano rispetto a quella del ragazzino o del genitore. Manca il rispetto dei ruoli”.

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