Ora è chiaro a tutti perché nei giorni scorsi l’ex Pg di Palermo Roberto Scarpinato aveva chiesto (provocatoriamente?) di sciogliere la commissione Antimafia. Voleva evitare a se stesso la figura barbina che gli ha fatto fare il procuratore capo di Palermo Salvatore De Luca, definendo le indagini antimafia del senatore M5s sul dossier mafia-appalti molto lacunose se non addirittura insabbiate. «Eppure secondo noi è una delle concause dietro le stragi del ’92», perché Giovanni Falcone e molto probabilmente soprattutto Paolo Borsellino - che avrebbe potuto governarne questa scoperta - avevano capito che l’informativa del Ros di Mario Mori e gli input dei magistrati di Massa Carrara avevano chiarito come Cosa nostra, attraverso imprese amiche e quelle del Nord come il Gruppo Ferruzzi, volesse partecipare ai lavori pubblici con appalti decisi a tavolino per spartirsi il denaro. L’istanza di archiviare il fascicolo a carico di ignoti dunque è solo un fatto tecnico perché sugli interessi dei boss nelle commesse non è stato fatto abbastanza.
Le «false indagini, piene di anomalie» portano la firma di Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, entrambi indagati per favoreggiamento alla mafia assieme all’ex capo della Procura Pietro Giammanco (oggi deceduto), considerato inaffidabile da Falcone e Borsellino che peraltro sciolse il pool antimafia e a cui Scarpinato era particolarmente legato. Tutti pm di eccezionale livello professionale commettono tutti lo stesso errore: risparmiare imprenditori amici (con cui qualcuno come Pignatone fece anche affari) «attraverso indagini nascoste ai vertici dell’ufficio, intercettazioni ignorate se non smagnetizzate, deleghe alla Finanza anziché al Ros», spiega De Luca.
Le verità date da Natoli in Antimafia sarebbero inattendibili proprio perché «concordate con Scarpinato», che siede nella stessa commissione. Quanto alle altre piste, è pacifico che secondo De Luca dietro agli attentati ci fossero anche settori istituzionali deviati (come l’ex superpoliziotto Arnaldo La Barbera, al soldo dei servizi deviati), massoneria e soggetti che avevano propri interessi alla eliminazione dei due giudici.
«La maggioranza di centrodestra stravolge la funzione della commissione Antimafia e pensa di svolgere processi paralleli al di fuori delle aule di giustizia, senza il vaglio preventivo di alcun giudice», è la replica di Scarpinato.
Che solo qualche giorno fa aveva già decretato la «mafiosità» dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e di tutto l’esecutivo e aveva chiesto alla presidente Chiara Colosimo di occuparsi del ristorante in società tra il meloniano torinese col presunto prestanome dei Senese. Delle due l’una.