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Famiglia nel bosco, la figlia in ospedale. Ma può vedere i genitori solo un’ora al giorno

Nonostante le richieste della piccola, come denunciato da Nathan e Catherine, non è concesso loro di stare più a lungo con lei

Famiglia nel bosco, la figlia in ospedale. Ma può vedere i genitori solo un’ora al giorno
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Prosegue per fortuna nel migliore dei modi il recupero della figlia minore della “famiglia nel bosco”: la piccola, attualmente ricoverata presso la struttura ospedaliera di Vasto per complicazioni respiratorie di natura virale, è in condizioni stabili, ma resta forte l’amarezza dei genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion per l’impossibilità di dedicarle più tempo durante la degenza.

La bimba, sotto il controllo di un'operatrice della comunità a cui è stata affidata insieme ai fratelli dopo il provvedimento di allontanamento dal nucleo familiare, sarebbe decisamente provata dal punto di vista psicologico: “Chiede di mamma e papà, è spaventata e triste”, hanno raccontato i coniugi ad alcuni amici.

Un tono decisamente diverso da quello relativo all’aggiornamento delle condizioni di salute della piccola paziente fornito nelle scorse ore dalla Asl di Lanciano, Vasto e Chieti: “È serena, riceve la visita dei genitori tutti i giorni e collabora con la maestra presente in reparto”, avevano dichiarato i responsabili. “I medici e il personale infermieristico prestano alla piccola paziente la migliore assistenza e le cure del caso, con la competenza e la professionalità che da sempre caratterizzano la Pediatria di Vasto".

Nathan e Catherine hanno la possibilità di stare vicino alla bambina solo per un’ora al giorno, secondo quanto previsto dalle regole interne alla struttura ospedaliera per il reparto pediatrico, e questo, come raccontato a Il Messaggero dalla consulente dei genitori Martina Aiello, psicologa, “nonostante la bambina chieda la presenza della madre e del padre”. A rendere più frustrante l’interazione con la figlia, oltretutto, si aggiunge il divieto di trascorrere del tempo da soli con lei per via delle restrizioni imposte dalla sospensione della potestà genitoriale

A soffrire maggiormente per questa condizione sarebbe proprio la piccola paziente, peraltro in una fase di estrema fragilità. “È nel diritto dei genitori, così come è sancito dal diritto internazionale, stare con lei durante la degenza ospedaliera", ha precisato in una nota a Fanpage la Garante nazionale per l'Infanzia.

Qualora un bambino venga ospedalizzato a causa di malattie o interventi chirurgici o anche solo per effettuare degli esami strumentali che richiedono un ricovero, precisa ancora l’Autorità, “il team pediatrico o neonatologico dovrebbe garantire la continuità della relazione e della vicinanza genitore-bambino per tutta la durata della degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo un accesso illimitato h24 di almeno uno e per quanto possibile di entrambi i genitori”.

"Grazie alle illuminate scelte di qualche assistente sociale e di qualche giudice, oggi non tutte le mamme possono festeggiare insieme ai loro figli", ha commentato la Lega, "Vergogna".

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