In nome dell’inclusione. Sì, ma a casa degli altri. Si potrebbe riassumere così la preghiera in occasione della festa di fine Ramadan che, come si evince dalla locandina dell’Associazione Pace di Merano, non prevede la presenza delle donne.
“Vietato portarle” scrivono. Il Giornale, chiamando il numero presente sull’invito, ha parlato con il responsabile del centro che ha spiegato come questa preghiera, secondo la religione, abbia un ruolo rilevante più per il sesso maschile e che, quindi, per ragioni (anche) di spazio, quello femminile può tranquillamente dileggiarsi in altro. Nessun problema, quindi, se loro si sentono escluse.
A denunciare l’episodio è l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint: “Sottomessa, oggettificata, subalterna, questa è la donna per i frequentatori di questa moschea e di troppe altre in tutta Italia. Ogni giorno l’Islam, nel nostro Paese, mostra un volto che risulta del tutto incompatibile con il nostro ordinamento, la nostra cultura e i nostri valori, arrivando persino a legittimare la poligamia. È questo l’Islam che la sinistra asseconda”.
Chissà cosa ne pensa l’opposizione che spesso e volentieri va a braccetto proprio con loro e al contempo chiede la parità dei sessi, senza rendersi conto che ci sono passaggi del Corano in cui leggiamo: “Quelle (mogli) dalle quali temete l'arroganza, (prima) ammonitele, (se persistono), abbandonatele nel letto e, (infine), punitele”.