Continua a tenere banco la mancata esibizione di Leo Gassmann all'università La Sapienza di Roma. Il noto cantante era stato invitato per una serata da Azione Universitaria, l’organizzazione degli studenti universitari di Fratelli d’Italia ma non appena la notizia è iniziata a girare sono cominciati anche gli insulti a Gassmann, che è stato costretto ad annullare la propria presenza, nonostante avesse specificato che non ci sarebbero stati stand politici durante il suo evento. Nulla, gli è arrivato addosso talmente tanto fango che ha dovuto rinunciare a quella che per lui era una semplice “schitarrata”. Una censura implicita, ma nemmeno troppo, tratteggiata anche da FdI, alla quale hanno ora risposto gli antagonisti di Cambiare Rotta.
“Ciò che appare chiaro, al netto dei piagnistei del principale partito di governo e delle sue giovanili, è che non si sia verificato alcun tipo di ‘censura’. C'è stato piuttosto il rifiuto, da parte di molti studenti, di accettare passivamente l'ennesima operazione di normalizzazione politica portata avanti da organizzazioni vicine ad un governo che da anni colpisce il mondo della formazione pubblica”, scrivono oggi dall’organizzazione. La giustificazione di Cambiare Rotta non è che l’ennesima conferma di un clima di intolleranza che ormai ha radici profonde negli atenei romani. Secondo gli antagonisti, impedire a un artista di suonare non sarebbe censura, bensì una forma di resistenza contro una presunta operazione di normalizzazione. Un equilibrismo semantico che sembra provare a diluire la realtà dei fatti: se non sei allineato al pensiero unico della sinistra extraparlamentare, in università non hai diritto di cittadinanza, nemmeno per una serata di musica acustica priva di simboli di partito. “Mai come in questo momento storico, rafforzare un muro antifascista in ogni aula, dipartimento ed università significa anche e soprattutto lottare per impedire che organizzazioni legate a questo governo trasformino gli spazi universitari in squallide passerelle, utili soltanto per legittimare chi rappresenta e difende quelle stesse politiche”, scrivono ancora.
“Continuiamo a respingere i fascisti nelle nostre università: non c'è posto per chi diffonde razzismo e xenofobia, per chi alimenta la guerra tra gli ultimi, per chi difende gli interessi delle élite", concludono dall'organizzazione comunista.
Si riempiono la bocca con parole come “inclusività” e “partecipazione” ma poi respingono un artista per aver accettato un invito non proveniente da loro, che pensano di governare all’interno dell’Ateneo. Si è creato l’ennesimo precedente pericoloso che trasforma l'università in un fortino chiuso, dove il dissenso non è un valore ma un bersaglio da abbattere con il metodo della gogna mediatica.