Il “dossier Hannoun” è il nervo scoperto del Pd di Elly Schlein. I legami tra un pezzo del campo largo (sinistra dem e M5s) con il capo della cellula di Hamas in Italia, arrestato per terrorismo in un’inchiesta della Procura di Genova, imbarazza il partito. Anche l’ala riformista batte in ritirata, temendo punizioni e purghe da parte della segretaria, che dopo l’inchiesta del Giornale impone il “silenzio stampa” sul tema. Dal fronte dei Cinque stelle tutti muti. Le carte della Procura, raccontate dal Giornale, svelano il link tra M5s e gli uomini di Hannoun. Emblematica è la conversazione di Sulaiman Hijazi, storico braccio destro di Hannoun, che parla con un ex deputato del M5s per trasferire 1 milione di euro a Gaza. Ma anche le intercettazioni piene di insulti ("cagna") contro Meloni e il presidente Mattarella.
Il Giornale ha documentato nei giorni scorsi anche gli incontri tra Sulaiman Hijazi ed esponenti politici del M5s. Zero reazioni. Non c’è un video, un post, una battuta ai Tg. Nulla. Nessun commento sull’inchiesta del Giornale. La linea è quella del silenzio a oltranza. L’obiettivo finale è far calare la nebbia sul lavoro giornalistico del Giornale.
Imbarazzo e silenzio disegnano anche la linea politica del partito di Schlein. Il Giornale ha chiesto un’intervista, sui legami tra la sinistra e Hannoun, a 15 parlamentari dem. Il coro è unanime: no. Però le spiegazioni sono fantastiche. Ci permettiamo di riportarne alcune. Simone Malpezzi, dura e pura riformista, ci spiega che purtroppo deve imbarcarsi. Siamo certi che non si tratti del volo Roma-Milano che dura un’ora. Enzo Amendola, altro simbolo dell’ala gentiloniana del Pd, è impegnato in un summit all’Osce. Giustificato. Emanuele Fiano è in riunione. Marianna Madia declina la richiesta. Non risponde a messaggi e telefonate. E così via. La lista dei rifiuti arriva fino a 15. Poi ci fermiamo. E’ chiaro come il Pd voglia stare alla larga dal dossier Hannoun. Schlein impone il silenzio. Laura Boldrini sta pagando cara quella foto sorridente con l’uomo di Hamas. La segretaria non vuole altri passi falsi. Il messaggio è politico: “Questi errori lasciamoli ai nostri alleati del M5s”.
Nel frattempo, dal carcere di Terni Hannoun scrive ai sodali (che pubblicano la missiva), manda “saluti rivoluzionari”, non rinnega quanto fatto finora, attacca il governo Meloni e invita “a continuare le mobilitazioni in tutti i modi possibili”. Sostiene che il suo arresto non ha a che fare coi “falsi finanziamenti di Hamas” ma che c’è “il chiaro tentativo di silenziare ogni possibile critica all’entità criminale sionista”, di “colpire il nostro movimento Pro-Pal e con questo tentare di censurare e criminalizzare”.
Per questo, aggiunge, “dobbiamo riprendere in mano la situazione chiamando all’unità tutte le realtà, le associazioni, i sindacati di base, i movimenti studenteschi e tutti i cittadini liberi per non permettere le manovre di isolamento di questa nostra lotta e il suo indebolimento”. La chiusura è evocativa: “Siamo forti, coraggiosi, e combattenti”