Avete presente le manifestazioni pro Maduro, nascoste dietro il sostegno al Venezuela “aggredito dall’imperialismo Usa”? Ecco. Ieri Quarta Repubblica ha mandato in onda il tentativo di un venezuelano vero, oppositore dell’ex dittatore, esule dal suo Paese, che ha cercato di incontrare i manifestanti per discutere con loro. Il risultato? È stato preso a male parole, cacciato, tacciato di essere “fascista” e quasi aggredito fisicamente.
“Io vengo dalla regione che si oppone di più a Maduro e sono qui da otto anni”, racconta Andres. “Vivere lì era una paura costante. Un giorno puoi stare tranquillo, ma il giorno dopo le milizie sono alla caccia: fanno liste con nomi e cognomi di persone che poi vengono fatte sparire”. Per non parlare della povertà. “Mio padre lavorava moltissimo per portare a casa solo un pezzo di pane. L’ultima volta che sono stato in Venezuela, per comprare un solo chilo di zucchero servivano milioni di bolívares. L’economia è completamente distrutta”. E poi c’è il dissenso, con tutti gli oppositori “messi a tacere, perseguitati o torturati”: “Quello Stato era diventato nient’altro che terrore”.
Andres si è quindi avvicinato a una manifestazione a favore di Maduro. Voleva raccontare a quelle persone la verità sul Venezuela, sul suo Paese, quel Paese che lui – e non altri – conosce molto bene. In cambio ottiene solo insulti, mani addosso, aggressività. “Si deve allontanare”, urla qualcuno. “Fuera, fuera”, dice un altro.
“Fascista di m***”, “levati dal caz**”, “infami”. Alla fine sia la giornalista sia i ragazzi venezuelani, considerati dei “venduti”, vengono cacciati. Nella piazza piena di bandiere venezuelane, i venezuelani non possono entrare.