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Medici “no-Cpr” indagati e sospesi: nessuno di loro ha fatto ricorso

Gli otto professionisti sanitari sono stati raggiunti da provvedimenti differenziati tra sospensione dalla mansione e dal lavoro

Medici “no-Cpr” indagati e sospesi: nessuno di loro ha fatto ricorso
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Il tema dei medici del reparto Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna, indagati perché avrebbero ostacolato l’ingresso dei migranti nei Cpr, continua a tenere banco in Regione Emilia-Romagna. Si tratta in tutto di 8 medici, che secondo l’accusa si sarebbero adoperati per produrre certificati di non idoneità alla vita nei Cpr dei migranti durante le visite. Il tutto non per ragioni sanitarie ma ideologiche, come professato da un’organizzazione che da anni fa propaganda per la chiusura dei centri per i rimpatri.

Tre dei medici sono stati sospesi per 10 mesi dalla professione mentre gli altri cinque, per lo stesso periodo di tempo, non potranno dedicarsi alle certificazioni. In casi come questi, di solito, si procede con un ricorso presso l’autorità giudiziaria ma stavolta, come riferiscono le cronache locali, i medici non hanno ancora presentato la propria istanza. Una scelta che, forse, rientra in quel “forte coinvolgimento ideologico ed emotivo” descritto dal giudice nel suo verbale, mantenendo il punto e attuando una sorta di rivendicazione ideologica per quanto fatto. Per il momento non sono emersi altri casi simili, anche se l’ipotesi che la pratica potesse essere diffusa in altri ospedali è stata fatta, soprattutto perché nelle chat si parlava di tenere una “mappatura” dei certificati. La sinistra si è subito schierata al fianco dei medici, come dimostra anche l’interrogazione parlamentare presentata da una esponente del Partito democratico, preannunciata per altro nelle chat tra i tra i medici. Ma ci sono stati esponenti politici locali che hanno partecipato anche al flash mob fuori dall’ospedale in sostegno ai medici.

“La Regione dica quali misure urgenti intenda adottare, anche in raccordo con l’Ausl Romagna, per garantire che l’esercizio delle funzioni sanitarie sia improntato a criteri di rigorosa neutralità e fondato esclusivamente su evidenze scientifiche, nel pieno rispetto dei principi di legalità e imparzialità dell’azione amministrativa sanitaria regionale”, hanno chiesto nel question time odierno in Regione i consiglieri di Fratelli d’Italia, Alberto Ferrero (primo firmatario) e Nicola Marcello.

Un’interrogazione alla quale ha risposto l’assessore alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi: “Saranno gli accertamenti degli organi giudiziari a valutare se ci siano state o meno irregolarità e fino ad allora vige la presunzione di innocenza”.

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