Proseguono i controlli all’ospedale Monaldi di Napoli dove ieri si è spento il piccolo Domenico, il bimbo col cuore “bruciato”. Ora è il tempo del dolore ma è anche quello delle responsabilità per risalire tutta la filiera degli errori che hanno portato al deterioramento dell’organo, comunque impiantato, durante il trasporto da Bolzano a Napoli. Ieri i carabinieri, sotto il coordinamento dei magistrati della VI sezione "lavoro e colpe professionali" (pm Giuseppe Tittaferrante e procuratore aggiunto Antonio Ricci) hanno notificato ai sei sanitari dell'ospedale altrettanti avvisi di garanzia contestuali al sequestro dei cellulari. Nel frattempo, l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha dichiarato che “dalla cartellina clinica di Domenico che ci ha inviato il Monaldi manca il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato”. Anche la scansione degli orari presenta criticità perché “le varie fasi sono descritte cronologicamente ma manca il minutaggio preciso, che sarebbe necessario” per comprendere gli eventi.
“Il problema vero per me è stato il ghiaccio secco. In tanti anni di carriera non l'ho mai visto usare in ospedale. Non so chi lo abbia fornito, chi lo ha inserito nella borsa a Bolzano. Non era mai capitato nella storia dei trapianti del Monaldi di trovare un cuore pietrificato dal ghiaccio secco”, ha dichiarato il professore Antonio Corcione, anestesista e capo dipartimento area critica non pediatrica dell’ospedale Monaldi. Sulla polemica relativa all’espianto dell’organo del bambino prima dell’arrivo di quello nuovo, il medico ha spiegato: “Non sta a me difendere nessuno ma so che era passato molto tempo per il rientro e si lavora sui minuti. Oltre un certo tempo il cuore non regge l'ipossia. Il chirurgo ha atteso. Quando i colleghi che rientravano da Bolzano hanno comunicato di essere in tangenziale e di temere i ritardi del traffico, hanno aspettato ancora. Si è deciso di iniziare solo quando il team era già in ascensore”.
La famiglia ora vive nella disperazione, era una notizia attesa, purtroppo, ma la morte di un bambino di 2 anni e mezzo non può non scuotere l’anima e le coscienze.
Si piange all’ospedale Monaldi, piangono le persone che da ieri, in una processione silenziosa, si presentano ai cancelli per lasciare un mazzo di fiori o una lettera per il piccolo Domenico. E c’è un biglietto che più di altri colpisce il cuore: “Scusaci”. Domenico è diventato il bambino d’Italia, l’intero Paese ha trattenuto il fiato in attesa di quella notizia di speranza che non è arrivata.