Emergono nuovi dettagli sul caso di Chiara Petrolini, la 22enne di Traversetolo, in provincia di Parma, accusata di aver ucciso e sepolto i cadaveri di due figli neonati. "Non possiamo escludere che il decesso del primo figlio, partorito nel 2023, sia stata una morte endouterina fetale, assolutamente non possiamo dire che questo bimbo 'sicuramente non è nato morto'", ha detto nella nuova udienza davanti alla Corte d'Assise di Parma la dottoressa Immacolata Blasi, ginecologa e consulente medica di parte della difesa di Chiara Petrolini.
La visita della ginecologa a fine agosto 2024
La dottoressa Blasi visitò la ragazza a fine agosto 2024, dopo il parto del secondo figlio, morto dissanguato dopo il taglio del cordone ombelicale. "Ho visitato Chiara Petrolini quattro giorni dopo la dottoressa Stefania Fieni (ginecologa responsabile del Percorso Centro Nascita dell'ospedale Maggiore di Parma, ndr), a fine agosto (2024, ndr): dovevo valutare se si potessero evidenziare segni di lacerazioni ed evidenze del parto e vedere come stava; si riconosceva uno stato di involuzione uterina, quindi il parto c'era stato, ma a livello dei genitali non c'era alcuna evidenza del parto. Non c'erano esiti di lacerazioni".
Non esclusa la morte endouterina del primo figlio
Secondo la dottoressa, poi, "è molto probabile che il secondo feto sia stato un feto sotto il decimo percentile". Ed "è molto probabile, quindi, che anche il primo feto sia stato un bimbo 'piccolo' che va più facilmente incontro a sofferenza, con un rischio più alto di complicazioni".
Una tesi opposta rispetto a quella dell'accusa: "È del tutto prospettabile che non sia morto prima del parto": avevano scritto i periti Valentina Bugelli, medico legale, e Francesca Magli, antropologa forense, nella loro relazione. Per gli inquirenti il primo neonato, sebbene nato vivo, sarebbe stato ucciso successivamente al parto. Chiara disse invece "che non respirava".