Una sera di primavera, una passeggiata in famiglia, poi l’improvviso precipitare degli eventi. È nella centralissima piazza di Massa che sabato notte si consuma l’aggressione costata la vita a Giacomo Bongiorni.
A ricostruire quei momenti è la compagna, la 47enne Sara Tognocchi, ancora sotto choc. La sua versione, riportata dal Corriere della Sera, respinge con forza l’ipotesi di una morte accidentale. “Non è vero che è caduto ed è morto. La verità è che è morto per le botte”.
Il richiamo e l’assalto
Secondo il racconto della donna, tutto avrebbe avuto origine da un episodio banale. Un gruppo di giovani stava lanciando bottiglie contro una vetrina. Il fratello di Sara è intervenuto, senza aggressività, chiedendo di smettere.
La reazione, però, è stata immediata e brutale. “Li hanno circondati, poi hanno iniziato a colpirli. Non hanno detto nulla, li picchiavano e basta”, ha raccontato.
In pochi istanti la situazione è degenerata. Bongiorni e il cognato sono finiti a terra, ma la violenza non si è arrestata. “Continuavano anche quando erano già a terra. Non si fermavano”.
Il racconto della compagna: “Chiedevo aiuto, ma nessuno interveniva”
Sara ha assistito alla scena, impotente. Prima ha allontanato il figlio dell’uomo, temendo che potesse essere coinvolto, poi ha provato a chiedere aiuto. “Urlavo, chiedevo che smettessero. Ma loro continuavano”. Quando finalmente l’aggressione si è interrotta, era troppo tardi. “Hanno smesso di colpirlo solo quando si sono accorti che era morto”.
Il bambino accanto al padre
Tra le immagini più dolorose c’è quella del figlio undicenne della vittima. “Gli teneva la mano e gli diceva: ‘Babbo, alzati’”, ha ricordato la donna.
Intanto alcuni presenti hanno tentato le manovre di rianimazione. Sara si è inginocchiata accanto al compagno: “Gli tenevo la testa, ma perdeva sangue dalle orecchie”.
Le indagini e i primi elementi
Dopo l’aggressione, gli assalitori si sono dati alla fuga. Sul posto sono arrivati i soccorsi e i carabinieri, che hanno raccolto le prime testimonianze. “Una persona ha fatto il nome di uno di loro”, ha riferito Sara.
Gli investigatori stanno lavorando per identificare tutti i componenti del gruppo e ricostruire con precisione le responsabilità.
Una vita interrotta
Il racconto si spezza quando la donna parla del futuro che non ci sarà.
“A luglio ci saremmo sposati”, ha detto. Una casa già pronta, un progetto di vita condiviso. Il fratello, coinvolto nell’aggressione, è ricoverato con diverse fratture e contusioni.
Perché è successo?
Resta, sospesa, la domanda più difficile. “Eravamo usciti per stare insieme. È normale che succeda questo?”.
Nelle ore successive, anche il sindaco di Massa, Francesco Persiani, ha incontrato la famiglia e c’è stato il post di un volto noto della Tv, Francesca Fialdini, che ha ricordato il compagno di scuola.
Intanto cresce l’attenzione sulla sicurezza nelle aree urbane e sul fenomeno delle violenze di gruppo. “Spero solo che la giustizia faccia il suo corso”, ha concluso Sara. Parole che accompagnano una vicenda destinata a lasciare un segno profondo nella comunità.