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All'università di Brescia spunta la moschea. E c’è anche il divisorio per le donne

Nessun commento contro il patriarcato o contro la violazione della libertà di culto a Brescia dove l’area dedicata a tutte le meditazioni è stata trasformata in un luogo per Allah

La “moschea” dell’Università di Brescia
La “moschea” dell’Università di Brescia
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All’islam, soprattutto in periodo di Ramadan, vengono dati ampi spazi per pregare. È già successo in una scuola di Firenze, dove è stata predisposta un’aula esclusiva per gli studenti musulmani per la preghiera, è successo anche a Torino due anni fa dove, durante una delle tante occupazioni per la Palestina, Palazzo Nuovo è stato trasformato in una sorta di moschea con tanto di imam per la predica. Ci sono poi le richieste di chiusura delle scuole per il Ramadan. Le polemiche ci sono sempre state ma all’università di Brescia si è fatto un ulteriore passo in avanti, perché a essere utilizzata come zona preghiera per gli islamici non è una stanza ad hoc ma quella che, nelle intenzioni, dovrebbe essere la sala meditazioni dell’ateneo.

Invece, da qualche giorno, non solo è stata trasformata in una piccola moschea con tappeti e invocazioni ad Allah alle pareti, ma addirittura è stato installato il divisorio per separare gli uomini dalle donne durante la preghiera. Una segregazione di fatto, imposta dalla religione di Maometto, che stona con i proclami di inclusività e parità di genere tanto cari al mondo accademico, ma che a Brescia sembra passare in secondo piano rispetto alle esigenze del culto islamico. Quel che è paradossale in questa situazione è che gli stessi che difendono questa scelta sono quelli che scendono in piazza contro il patriarcato, i collettivi studenteschi di sinistra che da un lato accettano, tutto quanto impone l’islam e dall’altro contestano tutto della società democratica occidentale.

Secondo la tradizione, il momento del culto richiede un distacco totale dalle distrazioni del mondo materiale, e la presenza fisica ravvicinata tra i due sessi è vista come un potenziale elemento di turbamento per il fedele. Quando una sala meditazione viene frammentata, la donna finisce di fatto in un recinto, una segregazione accettata che di fatto avalla una visione del mondo in cui la presenza femminile è considerata un elemento di disturbo o di “tentazione” da nascondere. “In pratica lo spazio comune è stato trasformato in moschea, con buona pace del rispetto verso i fedeli di altre religioni. Nel campus dell’università proprio in questi giorni si è tenuto anche l’iftar per rompere il digiuno del Ramadan.

Francamente non credo che le università debbano favorire processi di islamizzazione”, ha dichiarato Silvia Sardone, vice segretario della Lega, sottolineando che “ci viene sempre detto che i luoghi del sapere debbano essere laici ma ultimamente tra scuole chiuse per il fine del Ramadan, aule studio trasformate in moschea e studenti musulmani favoriti nelle interrogazioni vediamo esattamente il contrario. È inaccettabile”.

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