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“Sono chiuse”. Il caso delle liste d’attesa bibliche in Emilia-Romagna per una prestazione medica

La denuncia è del consigliere regionale Pietro Vignali, il quale ha sottolineato che nel 2025 “sono state 893.000 le persone che hanno rinunciato a curarsi”

“Sono chiuse”. Il caso delle liste d’attesa bibliche in Emilia-Romagna per una prestazione medica
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Liste d’attesa infinite diventate ormai prassi: il caso della sanità in Emilia-Romagna sta facendo discutere per la complessità nella gestione di richieste che sembrano essere superiori a quelle che il sistema può sopportare. O, forse, il problema è a monte nella catena organizzativa. La Regione guidata da Michele De Pascale non è l’unica che sta riscontrando problemi di questo tipo e pare che le Regioni rosse siano quelle con maggiori problemi nel nostro Paese. I tempi quasi biblici per la prenotazione di una visita sono diventati quasi la costante, anche quando i medici prescriventi indicano codici di urgenza che richiederebbero particolare solerzia per erogare la prestazione.

“In pochi giorni altre 9 testimonianze dirette di richieste di prestazioni mediche all’AUSL di Parma per le quali non è stato dato nessun appuntamento. Ci sono ancora liste d’attesa chiuse”, ha denunciato Pietro Vignali, ex sindaco di Parma, oggi consigliere regionale in Emilia-Romagna, che ha portato alla ribalta nazionale il caso delle liste d’attesa infinite ed effettuato un esposto ai Nas “per le presunte irregolarità sulla mancata erogazione delle prestazioni e i loro monitoraggi”. Nonostante questo, dice Vignali, “non sembrano ancora esserci novità in positivo per i cittadini che chiedono di esercitare il loro diritto ad essere curati”. Il consigliere sta raccogliendo le testimonianze dei cittadini che hanno la sventura di doversi rivolgere ai Cup per le prenotazioni di una prestazione e che si sentono purtroppo rispondere che non ci sono disponibilità.

“Sono stato contattato da 3 persone che non hanno avuto appuntamento per la visita oculistica, 4 per la visita dermatologica, 1 per la colonscopia e 1 per la mammografia bilaterale”, ha spiegato Vignali, che con le testimonianze di queste persone ha intenzione di integrare la denuncia ai Nas dello scorso dicembre. Nel frattempo ha annunciato che scriverà anche al ministro della Salute e si è detto pronto a “estendere la denuncia al difensore civico regionale”.

Secondo l’ex sindaco esiste un problema con il monitoraggio dei tempi d’attesa predisposto dalla Regione Emilia-Romagna, che nelle pubblicazioni è quasi sempre rasente il 100% ma “non è veritiero". Infatti, come ammesso dallo stesso Assessore regionale, ci sono preliste, per cui chi non riceve l’appuntamento deve essere richiamato quando è disponibile”. Le chiamate, però, non capitano “quasi mai” e “tutte queste richieste senza appuntamento non vengono calcolate, non rientrano nel monitoraggio regionale”.

Ci sono differenze a livello locale in Emilia-Romagna, Vignali fa il paragone tra Parma e la più virtuosa Piacenza, dove si sta intervenendo per cercare una soluzione ma, ha spiegato De Pascale, “nel 2025 in questa Regione sono state 893.000 le persone che hanno rinunciato a curarsi per ragioni economiche o a causa di tempi d’attesa troppo lunghi”

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