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Studenti vanno in gita in moschea. La visita è già un caso

Ai genitori è stata chiesta una quota di 10 euro per pagare l'autobus che ha condotto gli studenti di una scuola di di Trezzo sull'Adda (Milano) in visita ad una moschea di Mezzago (Monza e Brianza)

Foto d'archivio
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In gita scolastica alla moschea: è l'idea avuta da una scuola di Trezzo sull'Adda, in provincia di Milano. L'iniziativa è dedicata alle classi terze della scuola secondaria di primo grado, per le quali i docenti hanno organizzato un'uscita presso la moschea di Mezzago, in provincia di Monza e Brianza, per un'intera mattinata di esperienze islamiche tra cui un seminario sulla vita di Maometto, il rapporto tra la fede e la scienza, i cinque pilastri dell'islam, i diritti delle donne e la scrittura araba.

Gli obiettivi, come si legge nella circolare, sono orientati alla conoscenza dell'islam, del radicalismo e le manifestazioni sul territorio. Ma anche all'approfondimento del culto islamico, al rispetto del luogo con comportamenti adeguati, all'analisi degli elementi architettonici. E ancora, tra gli obiettivi didattici sono stati inseriti la promozione del dialogo interculturale e l'apertura curiosità verso il prossimo. Nell'elenco sono inseriti anche ulteriori obiettivi ma non è stato inserito il nome del referente della moschea islamica, o dei referenti, che si interfacceranno con gli studenti durante la visita guidata.

La segnalazione è stata inoltrata alla Lega, come spiegato dal vicesegretario ed europarlamentare, Silvia Sardone, la quale sottolinea in una nota come questa scelta “sia preoccupante: la scuola non deve essere un laboratorio di islamizzazione. Non è una semplice visita culturale ma si tratta di una gita con un percorso che sembra “promuovere” la religione islamica. Ricordiamo che non esiste alcuna intesa tra lo Stato italiano e le comunità musulmane quindi non si capiscono l’utilità e lo scopo di queste visite”.

Non è la prima volta che una scuola propone questo tipo di attività, alcuni mesi fa era accaduto lo stesso in Veneto e di segnalazioni come queste se ne registrano numerose, che fanno il paio con le decisioni delle scuole di adibire delle aule alla preghiera islamica, rigorosamente separate tra maschi e femmine, o di agevolare gli studenti impegnati nel ramadan con interrogazioni solo a determinati orari. “Tra l’altro sarebbe interessante conoscere l’attività di laboratorio sui diritti delle donne quando è noto a tutti che le donne, in molte comunità musulmane, vivono condizioni di pesante oppressione e privazione della libertà.

Basta con iniziative ideologiche che non aiutano l’integrazione ma anzi promuovono culture che spesso hanno idee inconciliabili con i nostri valori”, conclude Sardone nella sua nota. Non è noto quanti genitori sono disposti a pagare 10 euro per l'autobus per accompagnare i ragazzi in moschea.

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