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Stupro di gruppo durante la festa per la promozione del Bra in Serie C, 3 calciatori a processo

Una studentessa torinese denuncia una presunta violenza sessuale di gruppo dopo la festa per la promozione del Bra in Serie C. I video finiti in una chat di squadra. Per il trauma la giovane ha tentato il suicidio

Stupro di gruppo durante la festa per la promozione del Bra in Serie C, 3 calciatori a processo

Doveva essere il racconto di una festa, di un traguardo storico raggiunto da una squadra di provincia e dell’entusiasmo di un’intera comunità. Invece, a distanza di mesi, quella stessa notte è finita al centro di un’inchiesta giudiziaria che oggi apre interrogativi pesanti e ancora tutti da chiarire. Al centro della vicenda ci sono tre giovani calciatori, Fausto Perseu, Alessio Rosa e Jesus Christ Mawete, all’epoca tesserati con il Bra, e una studentessa universitaria torinese, la cui identità non è stata resa nota. Secondo l’accusa, ancora tutta da verificare in sede processuale, quella notte si sarebbe consumata una violenza sessuale di gruppo ai danni della giovane, che avrebbe poi denunciato l’accaduto. A uno degli indagati viene inoltre contestata la diffusione di video e immagini a contenuto intimo, inviati in una chat privata della squadra.

Le accuse, dunque, riguardano non solo quanto sarebbe avvenuto nell’appartamento dopo la festa per la promozione in Serie C, ma anche ciò che è accaduto successivamente, con la circolazione di contenuti che avrebbero contribuito ad aggravare la posizione degli imputati. A far emergere il caso sono proprio quei messaggi e materiali condivisi tra compagni di squadra, elementi che hanno contribuito a delineare un quadro complesso e controverso, ora al vaglio della magistratura. Da qui prende forma una storia che, tra testimonianze, atti d’indagine e linee difensive, si prepara a essere affrontata nelle aule di tribunale.

La ricostruzione della serata

La vicenda ha origine in una serata che doveva essere di festa. Il club piemontese Bra celebra uno storico traguardo: la promozione in Serie C. In quel clima di euforia collettiva, una studentessa universitaria torinese incontra alcuni giocatori della squadra. Tra musica, alcol e festeggiamenti, nascono i primi contatti, battute, confidenza, approcci sempre più insistenti. Secondo quanto ricostruito negli atti, la giovane decide di seguire uno dei calciatori nell’appartamento che condivide con altri compagni. L’intenzione, da parte sua, sarebbe stata chiara, un rapporto consensuale con una sola persona. Ma la situazione cambia rapidamente.

Il racconto dell’accusa: un “no” ignorato

Una volta arrivata nell’abitazione, la ragazza si ritrova in una situazione completamente diversa da quella che si aspettava. Nella stanza non c’è solo il giovane che l’aveva invitata, ma anche altri due calciatori. Secondo l’accusa, coordinata dal pubblico ministero Davide Greco, la giovane si sarebbe trovata in una condizione di inferiorità, aggravata dall’età e dallo stato di alterazione dovuto all’alcol. Il punto centrale della vicenda è proprio questo, il rifiuto della ragazza a partecipare a un rapporto di gruppo. Un rifiuto che, secondo gli inquirenti, non sarebbe stato rispettato. Negli atti si parla di “plurimi atti sessuali di gruppo”, consumati approfittando della situazione.

I video e la diffusione nella chat

A rendere il caso ancora più grave è ciò che accade dopo. Durante quella notte vengono realizzati video e fotografie, che finiscono rapidamente nella chat della squadra, chiamata “We are Champs”. La diffusione di quel materiale apre un ulteriore fronte giudiziario, per uno degli imputati viene contestato anche il reato di revenge porn. Non si tratta solo di un episodio di violenza, quindi, ma anche della sua esposizione e condivisione, che amplifica il trauma della vittima.

Il racconto della vittima

La giovane, assistita dall’avvocato Luca Cavallo, ha deciso di denunciare l’accaduto già il giorno successivo, rivolgendosi al centro antiviolenza dell’ospedale Sant’Anna di Torino. Le sue parole restituiscono il peso psicologico di quella notte: “Mi sono sentita come un trofeo”. Un’immagine forte, che descrive una sensazione di oggettificazione e perdita totale di controllo. La ragazza racconta anche di aver tentato di fermare tutto fingendosi morta, un gesto disperato per uscire da una situazione che percepiva come senza via d’uscita. E ancora oggi, come ha dichiarato, le conseguenze sono profonde: “Lotto ogni giorno contro la vergogna che provo”.

Il tentativo di suicidio

Le conseguenze di quella notte, secondo quanto raccontato dalla giovane, non si sono fermate ai fatti denunciati. Il peso di quanto accaduto avrebbe avuto ripercussioni profonde sul piano psicologico, tanto da spingerla, nei giorni successivi, a un tentativo di suicidio. Un gesto estremo che, secondo la ricostruzione, sarebbe legato al trauma vissuto e alla difficoltà di elaborare quanto accaduto, aggravata anche dalla diffusione delle immagini e dei video. La ragazza ha poi intrapreso un percorso di assistenza e ha deciso di denunciare, dando così avvio all’indagine che ha portato al processo.

La terribile chat

Dai messaggi scambiati nella chat emergono anche alcuni frammenti di quella notte, elementi che aiutano a ricostruire il clima e le dinamiche tra i presenti. Le conversazioni, infatti, riportano frasi dirette e colloquiali, come “Vieni nudo”, seguita dalla risposta di un altro partecipante: “Non è che smette?”. Parole che, lette oggi alla luce dell’indagine, assumono un significato diverso e più pesante rispetto al contesto in cui erano state scritte. Sempre secondo quanto ricostruito, dopo i fatti sarebbe stata rivolta alla giovane anche un’altra frase: “Spero che tu non vada a dire che ti ho costretta a salire”. Espressioni che, inserite nel quadro complessivo delle indagini, vengono ora valutate dagli inquirenti come possibili elementi utili a comprendere meglio quanto accaduto quella notte.

I tre calciatori sotto accusa

A finire a processo sono tre giovani calciatori: Fausto Perseu, 24 anni, Alessio Rosa, 23 anni, e Jesus Christ Mawete, 21 anni. Per tutti l’accusa è quella di violenza sessuale di gruppo, mentre per Rosa si aggiunge anche l’ipotesi di reato legata alla diffusione illecita di materiale intimo, in riferimento ai contenuti che sarebbero stati condivisi dopo quella notte. Nel frattempo, le loro carriere nel mondo del calcio sono andate avanti, i tre giocatori hanno proseguito il proprio percorso sportivo in altre realtà, vestendo le maglie di club come il Giulianova, il Ligorna e il Livorno.

L’udienza preliminare

I fatti risalgono alla fine di maggio 2025, ma diventano pubblici solo un anno dopo, in occasione dell’udienza preliminare presso il tribunale di Asti. Le società sportive coinvolte dichiarano di aver appreso la notizia solo in quel momento, prendendo le distanze e condannando ogni forma di violenza. I tre imputati hanno scelto il rito abbreviato e intendono fornire la propria versione dei fatti.

I loro legali, Alessandro Buccieri, Gianluca De Bonis e Andrea Rosso, sostengono che non vi siano responsabilità penali e parlano di incongruenze nel quadro accusatorio. Secondo la difesa, sarà il processo a chiarire ogni aspetto della vicenda.

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