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Torino, ci mancava il concerto pro Askatasuna all’università. Ma la rettrice dice no

L’Università di Torino vieta una serata-concerto pro Askatasuna a Palazzo Nuovo, definita non autorizzata e a rischio sicurezza. Forza Italia attacca i collettivi e chiede all’Ateneo di prendere le distanze

Torino, ci mancava il concerto pro Askatasuna all’università. Ma la rettrice dice no
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Le locandine dei collettivi torinesi circolavano da qualche ora sui social. Annunciavano per domani sera una serata-concerto a Palazzo Nuovo, storica sede delle facoltà umanistiche, a sostegno di Askatasuna, all’insegna dello slogan “Torino è partigiana”: un vero e proprio “rave” con la partecipazione di dj e gruppi musicali. La rettrice Cristina Prandi deve essere sobbalzata sulla poltrona, tanto che a stretto giro di posta dirama una nota ai giornali sottolineando che la serata «non è autorizzata e qualora dovesse comunque avere luogo, sarà fatta un’opportuna segnalazione alle autorità competenti».

A dire il vero l’Universita’ non sembra contestare il significato politico di una manifestazione a favore di un centro sociale sgomberato dalla polizia e, proprio ieri, anche depennato dalla lista dei beni comuni della Città di Torino. Ma accampa comunque giuste motivazioni legate a “condizioni al di fuori di ogni perimetro di sicurezza”. Un conto, insomma, i locali concessi dalla rettrice nei giorni scorsi gli stessi collettivi per l’assemblea che ha deciso la mobilitazione pro Askatasuna del prossimo 31 gennaio a Torino, un altro il “rave party” dalle conseguenze (im)prevedibili nei locali universitari.

Prima del diniego della “magnifica”, Forza Italia ieri aveva già messo le mani avanti con un comunicato dei responsabili cittadini Marco Fontana e Roberto Rosso: «Abbiamo appreso che il prossimo venerdì 23 gennaio, gli antagonisti si starebbero dando appuntamento per un concerto a Palazzo Nuovo dal titolo “Queviva Askatasuna”. Confidiamo che l’Ateneo non abbia assegnato locali per questa attività, che risulta incompatibile non solo dal punto di vista della mission di un’istituzione accademica, ma che, dopo le minacce pronunciate durante l’incontro di sabato scorso ospitato al Campus Einaudi, risulterebbe anche avallare la mission di un gruppo eversivo.

Abbiamo difeso in modo chiaro la scelta di assegnare l’aula per l’incontro di venerdì scorso, perché lo chiedeva un collettivo studentesco, confidando nel loro senso di responsabilità; dopo aver chiaramente chiamato alla rivolta il mondo anarchico insurrezionalista, è evidente che ci aspettiamo una presa di distanza da parte di un’istituzione come l’Ateneo, che non può prestare locali a chi fa del delinquere la propria mission”.

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