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Ustioni, trapianti, traumi. Sul "fronte" di Niguarda ogni giorno 300 arrivi

Restano in terapia intensiva i feriti di Crans. I medici: "Mesi per dichiararli fuori pericolo"

Ustioni, trapianti, traumi. Sul "fronte" di Niguarda ogni giorno 300 arrivi
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Sono diversi i fronti aperti all'ospedale di Niguarda, per Newsweek il miglior ospedale pubblico italiano del 2025. Così oltre ai 300 arrivi medi al pronto soccorso ogni giorno, il Grande ospedale Metropolitano sta gestendo, come noto, gli undici grandi ustionati del rogo di Crans -Montana che rimangono sedati e in prognosi riservata, ma con alcuni lievi miglioramenti per alcuni di loro. Sono tre i feriti in condizioni più critiche a causa della quantità di ustioni riportate e delle lesioni polmonari causate dalle inalazioni, che richiedono un'assistenza meccanica alla respirazione. Ci vorranno diverse settimane, se non mesi - fa sapere l'ospedale - perché un paziente possa essere considerato fuori pericolo. L'ustione, infatti, non coinvolge solo la pelle, ma provoca complicazioni metaboliche e polmonari. La Regione rimane a disposizione per accogliere ulteriori pazienti considerati al momento non trasportabili - sono due i ragazzi ancora ricoverati a Zurigo, di cui il milanese Leonardo - e dare assistenza ad altri feriti. Sono circa una cinquantina gli operatori sanitari al lavoro, senza sosta, per curare questi feriti e dare supporto ai famigliari grazie all'assistenza psicologica. Diversi i dipartimenti coinvolti: gli specialisti del Pronto soccorso, guidati da Filippo Galbiati - che gestisce una media di 100mila accessi l'anno - sono impegnati ogni giorno nelle operazioni di medicazione e sostituzione dei tessuti sotto la direzione di Franz Wilhelm Baruffaldi Preis (Dipartimento di Emergenza Urgenza). Al loro fianco l'unità di Anestesia e rianimazione (Giampaolo Casella) che ha messo a disposizione letti e professionisti, oltre che l'elisoccorso. Qui è attualmente ricoverato anche il ragazzino di 12 anni che ha perso la mano sinistra e un dito della destra per l'esplosione di un fuoco d'artificio la mattina del primo gennaio. Ma non si ferma nemmeno l'attività del Trauma Center, riferimento per l'intera Lombardia: con una media tra i 700 e i 900 casi l'anno di trauma maggiore, accoglie quotidianamente vittime di incidenti stradali, politraumi, feriti da arma da fuoco o da taglio, cadute dall'alto.

In campo ora anche la squadra multidisciplinare dello Scout team, che ha dato il cambio alla squadra partita la notte del primo gennaio per verificare le condizioni dei pazienti italiani ricoverati in Svizzera e fare il censimento dei bisogni degli ospedali elvetici. Il segreto del loro fondamentale lavoro, che ha permesso di riportare a casa i giovanissimi feriti? «La capacità di entrare in punta di piedi in un sistema in emergenza che stava già funzionando, instaurando un rapporto di fiducia e collaborazione con i colleghi svizzeri» ha spiegato Valeria Terzi, medico dirigente di Anestesia e Rianimazione.

Lavora senza sosta il Centro ustioni, il più importante del Nord Italia e il quarto in Europa, ampliato a maggio, portando i posti letto da 10 a 12 (di cui 5 di terapia intensiva e 7 di sub intensiva), portati a 19 per l'emergenza. Il reparto gestisce ogni anno circa 250 pazienti ed è un riferimento grazie alla «Banca dei tessuti». Si avvale di un'équipe di 12 tra medici e chirurghi plastici, 5 rianimatori dedicati, 30 infermieri oltre a fisioterapisti e riabilitatori.

Nel frattempo riceve cure continue ed è ricoverata in reparto in condizioni stabili A.L.V., la donna di 43 anni accoltellata alla schiena in piazzale Gae Aulenti il 3 novembre. Così procede senza sosta l'attività dei trapianti, con una media di due al giorno.

Doppio il «fronte olimpico»: dovrebbe chiudersi a fine mese il cantiere da 8,6 milioni di euro che porterà al raddoppio dei posti in Pronto soccorso (da 56 a 99) per i Giochi, alla riorganizzazione dell'«area calda» di accoglienza, all'ampliamento dell'emergenza pediatrica e alla nuova radiologia. In emergenza potrà arrivare a gestire fino a 137 pazienti in contemporanea.

Così i vari professionisti sono impegnati anche a Livigno, «assorbito» da Niguarda: i ricoverati all'ospedale di Livigno vengono visitati, refertati, valutati da medici, anestesisti, infermieri di Niguarda in contatto costante con i colleghi a Milano. Una vera e propria telemedicina continua di raccordo tra i presidi di Milano e Livigno e Sondalo.

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