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La vita solitaria, la laurea e le cure. Quel dettaglio sui social: "Vorrei capire le persone". Cosa si sa dell'uomo che ha seminato il terrore a Modena

Nato a Seriate (Bergamo) da genitori marocchini, laureato in Economia, viveva da solo in un appartamento in provincia di Modena. Disoccupato, nessun precedente penale. Profili social chiusi. Gli inquirenti setacciano cellulare e conto corrente. Era stato in cura per disturbo della personalità

La vita solitaria, la laurea e le cure. Quel dettaglio sui social: "Vorrei capire le persone". Cosa si sa dell'uomo che ha seminato il terrore a Modena
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Sono due le persone rimaste gravemente ferite, subendo l'amputazione degli arti inferiori, dopo essere state travolte nel pieno centro di Modena dalla Citroen C3 guidata dal 31enne Salim El Koudri. Una è in pericolo di vita. In totale sono sette le persone travolte dall'auto. È un bilancio molto grave e sicuramente è andata bene, visto che non c'è scappato il morto. Chi ha visto arrivare l'auto non ha dubbi: "Pareva volesse falciare più persone possibile". Come in un folle videogioco, solo che era tutto vero. Il terrore, in pochi attimi, ha invaso tutta l'Italia.

Alla guida dell'auto c'era un uomo di origini marocchine, nato a Seriate (Bergamo) e residente a Ravarino, in provincia di Modena. Incensurato, laureato in Economia, nel 2022 era stato curato in una struttura psichitrica per disturbo schizoide della personalità. Ancora da chiarire il movente, ma è fuor di dubbio che l'uomo volesse emulare quanto avvenuto in passato a Nizza (86 morti), lungo la Promenade des Anglais, a Berlino (13 morti) ai mercatini di Natale o a Barcellona tra i turisti delle ramblas (16 morti).

La folle corsa del 31enne, con un'accelerazione improvvisa a 100 km/h, è stata ripresa da diverse telecamere. Mostrano tutta la drammaticità di quel momento, in cui diversi pedoni, impotenti, diventano come "birilli" da abbattere. Intanto si apprende che è stata perquisita l'abitazione dell'uomo e si scava nel suo passato, setacciando cellulare, computer, conto corrente, contatti e amicizie, reali o virtuali. Nessun precedente penale sul suo conto, neanche una segnalazione. Vive da solo e non ha un lavoro. Pare che non fosse sotto effetto di alcol o droghe, ma è da valutare se avesse assunto farmaci.

Gli inquirenti setacciano ogni minimo dettaglio, compresi i negozi della zona colpita. Si cerca di capire se l'uomo avesse avuto a che fare, in qualche modo, con una o più attività commerciali di via Emilia, magari per cercare lavoro, o se avesse potuto discutere con qualcuno che vi lavora. O se avesse potuto vendicarsi, in qualche modo, dopo aver subito un rifiuto o quello che, nella sua mente, può essersi trasformato in un maltrattamento. Aspetti psicologici che possono essere utili all'indagine ma che, ovviamente, non riducono la gravità di quanto accaduto.

I profili social di El Koudri sono stati chiusi, come spesso avviene in casi particolarmente gravi come questi, si può vedere solo il suo nome. Ma è rimasta traccia di un piccolo dettaglio, una frase buttata lì che potrebbe voler dire molto. "Vorrei poter capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua araba". Era scritta nella sua breve biografia su Instagram.



Pochi elementi sulle sue pagine social. Foto per nulla sopra le righe, didascalie semplici, selfie. E quelle parole scritte sui social- il desiderio di comprendere gli esseri umani come si comprendono le regole di una lingua - oggi assumono il tono malinconico di una distanza mai colmata.
Una frase che non spiega ciò che è successo, ma che forse racconta una solitudine difficile da decifrare.

È un dettaglio su cui si indaga: di solito l'oscuramento è una misura che tende a colpire chi ha violato in

modo pesante le regole. Magari con contenuti violenti, oppure per contatti considerati pericolosi. È successo qualcosa del genere? L'uomo si era avvicinato ad ambienti radicali, fino a spingersi a compiere il folle gesto?

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