Nessuno (o quasi) può vedere le registrazioni audio-video delle riunioni del Cts che decisero lockdown e altre misure emergenziali in pandemia Covid. Lo scorso due settembre è arrivata alla Protezione civile una richiesta di accesso civico generalizzato - intercettato dal «Giornale» - che chiedeva l’ostensione integrale delle video registrazioni di dieci riunioni del Cts. Un accesso civico a cui la stessa Protezione Civile prima ha risposto rimandando ai verbali del Cts (senza fornire alcuna motivazione sul diniego) poi, ad ulteriore sollecito (se mai fosse stato necessario un chiarimento), non ha più fornito riscontro. A farlo, nei giorni scorsi, è stato il responsabile della Prevenzione e della trasparenza della presidenza del Consiglio dei ministri a cui un cittadino italiano ha fatto ricorso.
«Prima di procedere all’ostensione di file audio o video, sarebbe necessario oscurare i dati personali dei soggetti presenti, al fine di effettuare il corretto bilanciamento tra le esigenze, da considerarsi di pari rango ordinamentale, di trasparenza, di tutela dei dati personali nonché di buon andamento dell’azione amministrativa, poiché è di tutta evidenza che l’immagine e la voce di una persona fisica rientrino nella nozione di “dato personale” ai fini dell’applicazione della normativa sulla privacy».
Dunque, secondo la Protezione civile, prima di fornire le video-registrazioni delle riunioni in cui i tecnici del Cts hanno preso decisioni - collegialmente sempre rivendicate - che hanno impattato sulla vita di milioni di persone, bisognerebbe oscurare volti, nomi ed alterare la voce per evitare che sia riconosciuto chi dice cosa. E questo nonostante gli stessi membri del Cts abbiano passato tre anni su giornali e tv a blaterale di riaperture e chiusure, ondate, cure e vaccini.
L’impressione è che dietro il paravento della privacy si stai consumando qualcosa di più grave, che ha a che fare con la necessità di maggiore trasparenza sul periodo emergenziale che abbiamo vissuto. Qualcuno ha paura di essere giudicato dopo aver deciso quante persone mandare ai funerali, a quale distanza dal bancone si dovesse prendere un caffè, financo a che ora dovesse nascere Gesù Cristo nella notte di Natale del 2020.
Secondo la replica bisognerebbe «oscurare» o peggio «silenziare» le parti del video che conterrebbero «le parti contenenti dati personali da proteggere», con zun’ulteriore onere per la pubblica amministrazione». Ma il peggio arriva dopo: la Protezione Civile afferma che le registrazioni oggetto della richiesta appartengono «a una fase endoprocedimentale di formazione del convincimento del Comitato, poiché nel corso delle riunioni vengono espresse posizioni non definitive, opinioni personali con riferimento al contesto pandemico, come conoscibile al momento specificamente preso in considerazione. Pertanto, la divulgazione integrale delle registrazioni esporrebbe al rischio di alterazione del significato di un confronto, con possibile decontestualizzazione delle valutazioni espresse». Come se anziché a Palazzo Chigi, i membri del Cts fossero al bar o al bowling, tipo «Il grande Lebowski»: «Questa è solo, tipo, la tua opinione, amico...».
A quanto apprende «il Giornale», che ha già presentato analoga richiesta, anche i verbali del Cts resi disponibili sarebbero pieni di omissis. Ci sono discrepanze tra cuiò che è stato detto e ciò che è stato verbalizzato? Al momento è impossibile saperlo: peccato che in quelle riunioni si siano prese decisioni che hanno profondamente inciso sui diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti, di tutti gli italiani. Che la trasparenza su quei convulsi giorni su cui sta indagando la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid sia difficile da ottenere lo hanno dimostrato le diverse audizioni di chi a quelle riunioni c’era, come l’ex capo del Consiglio speriore di Sanità Franco Locatelli, secondo cui «il ministero della Salute non ha mai formalizzato un tavolo sulle lezioni apprese dalla pandemia».
Il Giornale ha raccontato le omissioni del Cts, gli errori di Giuseppe Conte e Roberto Speranza, il ruolo dell’Oms nel report sull’Italia sparito su pressione di Palazzo Chigi ma anche della Cina, lo scandalo delle 10mila dosi di monoclonali gratis che il governo ha rifiutato per motivi «politici». Non sarà un mancato accesso agli atti a fermare le nostre indagini giornalistiche. Di certo, qualcuno ha qualcosa da nascondere.