Ne usciremo meno liberi e più poveri

Per me aruspici del nuovo anno sono gli alienati che, durante le feste, sono ricomparsi in gran numero nelle strade delle città.

Per me aruspici del nuovo anno sono gli alienati che, durante le feste, sono ricomparsi in gran numero nelle strade delle città. Era da ragazzino che non ne vedevo in giro così tanti: pandemia e lockdown devono averli lasciati soli, aggravato le condizioni di molti di loro e trasformato persone sane in malati mentali. Fu così anche, ad esempio, dopo la Prima guerra mondiale. Ma il Covid non è una guerra e non avrà gli effetti trasformativi del primo conflitto bellico. A tal proposito, ha ragione il maestro Michel Houellebecq: la vita tornerà come prima, ma sarà un po' peggio. Come prima; contrariamente ai progressisti, che vedono svolte, rivoluzioni e «cambiamenti epocali» ogni cinque minuti, noi crediamo che la natura umana sia in buona sostanza immutabile. E se non è stata cambiata dalla Morte nera o dalla Grande Peste o dalla Spagnola, non sarà certo trasformata dal Covid. Ma nella natura umana c'è la tendenza a voler cambiare, appunto, la propria natura, a costruire un uomo diverso, migliore, nuovo: non abbiamo sentito dire che il Natale incarcerato è stato più bello, più «autentico», del Natale vero e proprio? Ecco che cosa ci aspetta allora: un mondo molto parzialmente nuovo, in cui la perdita di libertà sarà spacciata per acquisizione di «autenticità». Suona così nuovo? A me no, e cominciano gli anni Venti Sarà un mondo peggiore da diversi punti di vista, politico, sociale ed economico, ammesso che i tre ambiti si possano separare (non si possono, qui lo faremo per dovere di sintesi). Sul piano politico il lockdown ha dimostrato al potere, sia esso di destra o di sinistra (il lockdown non ha colore, ma piace di più ai rossi) che la paura di morire è ancora un grandissimo fattore di mantenimento dell'ordine. E che ordine: neanche i regimi totalitari più duri, almeno in tempo di pace, erano riusciti o avevano tentato di impedire ai loro schiavi (cittadini sarebbe fuori luogo) di uscire di casa, e avevano ben altri metodi di convincimento. Che goduria, per la hegeliana filosofia della storia, vedere i canuti ex sessantottini ora urlare «è bello vietare». Se qualcuno pensa che il potere politico non terrà memoria di questa malleabilità degli individui impauriti quando si presenteranno nuove emergenze, è solo un illuso. Sul piano sociale la devastazione è persino peggiore: si sta cercando di mutare la natura umana, che è sociale (zoon politikon) in quella di un individuo solo e impaurito, che guarda con sospetto il vicino e fa il delatore, dialoga solo con le piattaforme digitali, evita il contatto fisico. È evidente il tentativo di trasformare l'uomo in uomo digitale, cioè virtuale, cioè non uomo. Il post umano è qui e assomiglia molto all'antico progetto gnostico di fare della persona, che è carne e spirito, come da lezione cristiana, solo spirito: che poi il pneuma sia una cupa e sbiadita immagine di un tizio in mutande su zoom, è altra cosa. Sul piano economico infine, beh, è molto semplice dirlo: saremo tutti più poveri. Paura, solitudine, miseria: grazie pandemia (e lockdown).

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