Nei guai l’ufficiale che indagò sul D’Addario-gate

Chiusa l’inchiesta sulla fuga di notizie: molestate con telefonate e sms le ragazze ascoltate la scorsa estate dai pm baresi Il colonnello della Gdf Paglino si difende così: "Non ne so nulla". Magistrati insospettiti da quelle "attenzioni particolari"

Nei guai l’ufficiale che indagò sul D’Addario-gate

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Da investigatore di punta della procura di Bari a soggetto «investigato» dalla stessa procura. Insolita parabola per il tenente colonnello della guardia di finanza, Salvatore Paglino, responsabile delle indagini sulle note inchieste pugliesi che hanno preso di mira il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nei mesi scorsi l’ufficiale della Gdf barese, ora trasferito su sua richiesta in una città del Nordest, sarebbe finito incidentalmente nella rete buttata dalla procura del capoluogo, intenzionata a fare luce sulle continue fughe di notizie che hanno contraddistinto sia i procedimenti sulle escort a Palazzo Grazioli avviati a Bari che le «pressioni» istituzionali per bloccare determinati programmi Rai, sfociate nel fascicolo sull’Agcom a Trani.

Il nome del colonnello, infatti, si ritrova negli accertamenti svolti dall’ufficio del capo degli uffici giudiziari baresi, Antonio Laudati, relativamente a un presunto «stalking» operato dall’ufficiale nei confronti di alcune ragazze precedentemente ascoltate come persone informate sui fatti in relazione alle rivelazioni di Patrizia D’Addario, la prostituta che entrò con un registratore nella residenza romana del premier e che oggi è oggetto, anch’essa, di accertamenti a margine dell’ipotesi di «complotto» ai danni del capo del governo.
In realtà il fascicolo d’indagine sarebbe molto più ampio, tanto da poter definire «quasi marginali» le presunte condotte scorrette del colonnello nei confronti delle ragazze. E includerebbe il filone nato in seguito alla fuga di notizie che portò gli interrogatori del re delle protesi Gianpaolo Tarantini, che dovevano essere blindati, sulla prima pagina del Corriere della sera il giorno stesso in cui Laudati si insediava come procuratore capo.

Quei faldoni, che contengono anche le prove raccolte a proposito delle presunte molestie telefoniche, confermate a verbale da alcune delle vittime, sarebbero già sul tavolo del giudice per le indagini preliminari. Quello che emergerebbe, più che un «complotto» in senso stretto, sarebbe una rete di interessi giudiziari e mediatici tesi a orientare politicamente alcuni frangenti delle inchieste sulla sanità pugliese. E le risultanze di mesi di indagine avrebbero portato a individuare nomi di rilievo tra quanti hanno lavorato a vario titolo alla caldissima estate giudiziaria pugliese del 2009.

Tra i nomi che ricorrono c’è appunto quello di Paglino, investigatore di punta proprio nell’indagine su Berlusconi e sui giri di ragazze gestiti da Tarantini per incrementare il proprio business. Un protagonista, spesso presente negli interrogatori chiave sia delle giovani e belle testimoni dell’affaire D’Addario-Tarantini che dei vip nell’inchiesta tranese sulle presunte pressioni del premier per boicottare Annozero. C’era lui, per esempio, con il pm di fronte al direttore del Tg1 Augusto Minzolini e del commissario dell’authority Giancarlo Innocenzi.

Quali siano le ipotesi avanzate dai pm che hanno chiuso le indagini nei suoi confronti non è dato sapere, ma certamente nel corso dell’inchiesta su fuga di notizie e anomalie della Sanitopoli pugliese gli inquirenti sono sbattuti su quei tabulati e su quei messaggi sospetti. Sarebbero centinaia gli approcci telefonici nei confronti di testimoni, troppi per essere casuali o attinenti al suo ruolo istituzionale, secondo gli inquirenti. Che avrebbero riscontrato con interrogatori e attività di verifica la consistenza delle «attenzioni particolari» che il colonnello Paglino avrebbe rivolto alle ragazze del giro di Tarantini. Proprio una di queste ultime, convocata in procura, avrebbe confermato di aver subìto per mesi pressioni, messaggi e chiamate da parte dell’ufficiale, per motivi che, con le indagini, non avevano nulla a che vedere. Contattato dal Giornale l’ufficiale resta abbottonato e nega tutto: «Io non ne so niente, non sto nemmeno più a Bari, non so dire niente e vi saluto, arrivederci».

Molestie? Stalking? L’ipotesi di reato dev’essere ancora rivelata. Ma che l’uomo alla guida del gruppo investigativo della gdf in azione a Bari volesse offrire amicizia, conforto o chissà che altro - comunque, va ribadito, non attinente alle indagini - a persone che erano testimoni in un’inchiesta delicata, e quindi in condizioni di potenziale sudditanza, è già così qualcosa di talmente poco ortodosso da insospettire i pm. Ma, come detto, il fascicolo ora all’esame del gip barese riserverebbe ben altre sorprese. L’attesa non durerà molto.

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