Nel Pd si fuma «Ma non si fa anche di peggio»

C’è fumo e fumo: attivo, passivo e democratico. E c’è l’«arrosto», la sostanza, che in questo caso si chiama correttezza, da parte di chi è chiamato in causa e non s’arrampica sugli specchi per trovare giustificazioni impossibili invece di spiegazioni plausibili. Dunque: il fumo attivo - ne abbiamo scritto ieri, su queste pagine - è quello della sigaretta in bocca a una funzionaria del Pd in stato di tensione per l’imminente arrivo di Cofferati. Il fumo passivo, invece, è quello respirato dall’irriducibile igienista Marcello Di Meglio, caporedattore di Ligurianotizie.it convocato per la conferenza stampa, che chiede di rispettare il divieto indicato nei cartelli sparsi dappertutto nella sede della federazione dei Democratici in piazza De Marini. C’è anche, in quei locali, un’atmosfera impalpabile, ma reale, di attesa della visita del «Cinese» che deve aver creato un po’ di nervosismo. Tanto che Di Meglio si sente maltrattato per il rifiuto di spegnere la sigaretta, ma soprattutto per la frase di accompagnamento: «Questa è casa nostra e facciamo quello che vogliamo». Ribadita da un altro funzionario: «Qui facciamo anche di peggio!». Il giorno dopo, il Giornale parla con il segretario del Pd Victor Rasetto e il suo braccio destro Simone Mazzucca, responsabile della comunicazione: «Nessuna intenzione di maltrattare nessuno, per carità - spiegano -. Ci metteremo in contatto con Di Meglio e chiariremo». E la frase «Facciamo anche di peggio?». «Via, era solo una battuta». Bravi, Victor e Simone. Caso chiuso. Da veri democratici (minuscolo, però).
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