Nell’appello pro Fini spuntano i tarocchi: c’è persino il Duce

Chissà, forse è lo stesso che raccoglie tanti voti in ogni elezione studentesca di ogni liceo d’Italia. Nome e cognome sono una garanzia di impegno e dai consigli di istituto ai consigli comunali il passo è breve. E così ecco che nella lista di amministratori locali che sostengono la Generazione Italia dei finiani, si trova anche lui: Thomas Turbato. Una carriera folgorante, la sua: da semplice giochino di parole adolescenziale che strizza l’occhio al sesso-fai-da-te a «vice sindaco di Castell’Arquato». Con buona pace di Bernardo Baccanti, il vero vicesindaco del paese del Piacentino, che scopre di essere stato detronizzato da un fantasma.
Thomas dovrebbe essere uno dei 504 amministratori del Pdl che sul sito di Generazione Italia hanno firmato l’appello di solidarietà al presidente Fini. È uno e nessuno, però, dato che è un nome falso. È la versione vietata ai minori di Miss K. Lurina, incontinente signora immaginaria resa celebre dai Simpsons. Uno - ma tutt’altro che nessuno - è anche Benito Amilcare, il numero 10 della lista degli opliti finiani. Il fantasista, insomma. Il signor Amilcare è iscritto come assessore comunale di Cremenaga, municipio di frontiera del Varesotto che conta ben 810 anime. Nessuna delle quali, però, fa Amilcare di cognome. Che poi nessun Benito Amilcare sieda in giunta, è secondario. Che per di più Benito e Amilcare fossero i primi due nomi del Duce, è curioso. Che infine qualcuno abbia infilato Mussolini tra gli amministratori finiani, è quasi un affronto a chi vede nell’ex leader di An un «traditore» da Fiuggi in poi. Da Dio, patria e famiglia a testamento biologico, cittadinanza e laicità.
La tentazione c’è sempre. Si può essere lassisti e caciaroni come i raccoglitori di firme per la libertà di stampa, che infilavano Maradona e Topo Gigio tra Emilio Fede e Cazzone Di Turno; oppure si può essere quadrati come gli ex missini. Ma qualche nome cialtronesco negli elenchi spunta sempre fuori. Così, accanto al Duce e al già citato, onanistico Thomas, spulciando la lista si trova qualche errore più o meno voluto. Per esempio, ci sono Antonio Capuano, consigliere a Lavello (Salerno) e Antonino Capuano, assessore di un altro Lavello. Epperò nel Salernitano c’è Ravello (con la R), e di consiglieri Capuano nisba. In compenso esiste un Capuano Antonino a Lavello (Potenza), che ricopre entrambe le cariche di assessore e consigliere: vale doppio?
Ripetizioni anche altrove: Gianluca Grosso, consigliere provinciale a Cagliari, occupa i posti 175 e 176 dell’elenco; Alberto Rossi, consigliere comunale a Montalto Uffugo, nel Cosentino, ricorre due volte; Federico Scarpino, amministratore a Racconigi (Cuneo), è al numero 347 come consigliere, al 348 come assessore; infine c’è il consigliere Luzi di Montecassiano (Macerata), che una volta compare come Luciano e una come Luiciano.
Errori, sviste banali, per carità. Però il numero intanto lievita e il «sistema di conferma dell’adesione via mail» che i gestori del sito stanno approntando, ancora non evita qualche firma taroccata. Per esempio quella di Gianluigi Gallo, registrato come assessore comunale a Genova. Peccato che sotto la Lanterna nessuno l’abbia mai sentito nominare. I casi sono tre: o è stato talmente zeneize da starsene nascosto per tutta la durata del mandato, o è l’omonimo consigliere comunale a Castel San Pietro Terme nel Bolognese, oppure il Gallo non alza la cresta perché non esiste.
Si potrebbe anche aprire il capitolo degli ex amministratori. L’appello è aperto pure a loro? Perché tra i cinquecento agli ordini di «Leonida» Fini ci sono anche dei trombati. Amministratori non riconfermati come Salvatore Marino Maniaci, fino al 2009 assessore alle Attività produttive di Montelepre (Palermo) e attualmente a spasso; politici locali senza poltrona, come Luca Mosé Sanna, uomo di An del Senese e candidato nel 2006 per il Partito monarchico a consigliere comunale nel capoluogo del Palio; comunque - stando ai siti ufficiali - non «consigliere comunale di Castellina in Chianti» come riportato sull’elenco di fedelissimi finiani.
Dulcis in fundo, all’ultimo posto, ecco Marcello Fallo, membro della giunta comunale di Ficarra. Solito calembour a sfondo sessuale, si dirà. E invece il signor Fallo è davvero assessore dei Lavori pubblici del Comune in provincia di Messina. Visto? Che bisogno c’era di inventarsi un Thomas Turbato quando la realtà è ancora più geniale?

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