Nella reggia della Gandhi: "Io sono nata per lottare"

È dispotica, vendicativa, affascinante. E non si arrende mai: "Mi vogliono fare a pezzi, ma il popolo ha bisogno di me"

Indira, da persecutrice diventata a sua volta vittima, è stata espulsa dal Parlamento per oltraggio a una Corte di giustizia e in Parlamento non è potuta più ritornare: cosicché il presidente del partito del Congresso - ossia Indira stessa -non è più deputato. Essa ha anche sperimentato, sia pure per pochissimi giorni, la reclusione che aveva inflitto agli avversari. Ora sta riprendendo quota. Varie elezioni parziali, soprattutto nel sud dell’India, attestano la rimonta del suo partito. Facendo leva sulle masse più povere e sulla intelligencija, la signora Gandhi riacquista popolarità e spera di riconquistare il potere.

Questo è il personaggio controverso e a suo modo affascinante che ho intervistato a Nuova Delhi. Colei che fu definita un’imperatrice senza corona abita in una villa a un piano, nel cui giardino sono state installati una tenda e una baracca per sistemarvi impiegati, guardie, il centralino telefonico, una saletta d’attesa.

L’appuntamento era per le tre del pomeriggio. Alle tre in punto la Gandhi, avvolta in un sari rosa, si è affacciata sulla porta per farmi entrare in un salottino spoglio, le cui pareti avevano, come unico ornamento, un quadro del pittore messicano, a me sconosciuto, Rafael Navarro, raffigurante un ragazzo che suona una specie di ocarina.

Indira Gandhi mi è parsa più snella, curata, riposata di quando l’avevo incontrata e intervistata alcuni anni or sono. È entrata subito in argomento.

«La situazione in India è molto cattiva perché il governo non governa e ha una sola preoccupazione: quella di perseguitare me, la mia famiglia, il mio partito. Ma non governa anche perché i componenti del partito Janata non fanno altro che litigare fra di loro. Andando per la strada lei constaterà le condizioni della legge e dell’ordine che sono pessime. La produzione scende, i coltivatori sono insoddisfatti, i sindacati sono ostili a Desaj, domina un sentimento di insicurezza. Benché il governo impegni nelle elezioni parziali tutta la macchina del potere, abbiamo avuto grandi successi».

Quali sono allora le prospettive, secondo lei? - l’ho interrotta.

«Il mio partito vincerà le prossime elezioni. Non so se allora avrà una posizione ufficiale. Si tenta di impedirmi a tutti i costi di tornare in Parlamento. Ma continuerò la lotta politica perché il popolo ha bisogno del mio contributo. Non voglio dire di aver sofferto molto fisicamente per le angherie che mi sono state inflitte. Ma tanta gente del mio partito è stata perseguitata e picchiata. Si è voluto veramente farlo a pezzi».

Ma lei - obietto - non crede di aver sbagliato in nessuna delle sue decisioni? Non crede che l’emergenza sia stata una deviazione dalla democrazia?

«Non rinnego niente. Possono essere stati commessi errori a livello di funzionari edi esecutori, ne vengono commessi anche adesso. Ma quello che ho fatto era necessario. Lelimitazioni alla stampa? Non era una stampa libera: era dominata dai grandi interessi. Se il partito del Congresso riprenderà le redini, la sua linea di base e i suoi programmi saranno gli stessi».

Desaj - domando - aveva accennato a un riavvicinamento alla Cina o almeno a una normalizzazione con la Cina dopo che durante il suo governo i rapporti erano stati pessimi.Qual è il parere che lei ha adesso?

«Noi dobbiamo avere buone relazioni con tutti i Paesi compresa la Cina ma sempre difendendo gli interessinazionali. La Cina ha una politica espansionistica. Non possiamo non tenerne conto».

L’India- insisto - si è sempre dichiarata non allineata anche per bocca sua: ma a lei è stato rimproverato un costante atteggiamento anti-americano e filo-russo.

«Sono menzogne della propaganda soprattutto degli Stati Uniti. Io ero equidistante. Ma se chiedo agli Stati Uniti che mi impiantino una fabbrica e ricevo un rifiuto e poi l’Unione Sovietica si offre di aiutarmi, io accetto l’aiuto da chi me lo dà».

Che cosa pensa della situazione in Iran?

«Non ho informazioni sufficienti. Mi sembra comunque che Khomeini, che era apparso in un primo tempo estremista e fanatico, si dimostri ora più moderato».

Il colloquio con l’imperatrice detronizzata ma indomita è finito: prendono il mio posto nel salottino due notabili pingui e seri.

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