Il nervosismo delle grandi e il cinema di De Laurentiis

Segnali di nervosismo. Li ha dati l’Inter e li ha dati la Juve, chissà che poi alla fine non se ne approfitti davvero la Samp. Lo so, è troppo presto per dirlo, come si dice in questi casi il campionato è ancora lungo. Lasciando però a Riccardo Signori la disamina dell’argomento, non si può non notare quei segnali di cui sopra, soprattutto sui volti e nelle parole di Josè Mourinho e Ciro Ferrara, citati in ordine di apparizione.
Ha cominciato Josè sabato prendendosela con un paio di tv, con altrettanti colleghi e finendo pure per mettere in mezzo Del Neri («Bestia nera? Ma se al Porto l’hanno licenziato dopo 15 giorni...») che non c’entrava nulla. Ieri poi è toccato a Ciro che ogni volta che gli si parla del 2-2 di Genova s’imbizzarrisce: certo, il gol annullato a Iaquinta era valido, ma cavalcare il «ce l’hanno con la Juve» sembra un po’ troppo. In pratica: essendo un estimatore di entrambi, vederli scendere nell’arena del Bar Sport, fa un po’ specie. La realtà è che Inter e Juve hanno pagato disattenzioni fatali, Samp e Bologna hanno meritato. Mettere in mezzo ancora una volta nemici più o meno occulti o volontà superiori alla sesta giornata di campionato può voler dire che il clima può solo peggiorare. E vorrei anche citare il presidente del Livorno Spinelli che per un rigore non dato ha già detto che «qualcuno» vuol far andare in B i toscani. Chi?, verrebbe da chiedere. Ma trattandosi di Livorno forse Spinelli il colpevole ce l’ha già pronto.
Passando poi a un altro presidente, ecco l’apoteosi della settimana. A Napoli Aurelio De Laurentiis ha messo su un cinema per cacciare il direttore generale Pierpaolo Marino. Ha cominciato il giorno prima di Napoli-Siena dicendo che l’ingaggio di Donadoni è stato frutto del caso, che esonerare quell’uomo d’oro di Reja è stato un errore e che oggi non lo rifarebbe. Ha poi continuato nel dopo partita specificando che è stato Marino a insistere per mandar via l’ex allenatore e che Donadoni era l’unico libero in quel momento. Ha poi finito dicendo che il fallimento è tutto di Marino e che è l’ora di fare un «reset».
Per carità: De Laurentiis ha sicuramente ragione, forse la campagna acquisti - faraonica peraltro - non ha portato i vantaggi sperati, quantomeno alla squadra. Dunque chi ne ha la responsabilità tecnica deve ammettere il suo fallimento. Ma vedendola dalla parte dell’allenatore: come deve sentirsi oggi Donadoni? Insomma: De Laurentiis è sicuramente un grande produttore, ma come motivatore lo rivredrei.