Ma nessuno s’indigna se i pm sono rossi di «Fatto»

RomaCi sarà ancora un magistrato a Berlino, libero e imparziale? Quel contadino tedesco che non voleva cedere alle pretese del Kaiser era convinto che almeno uno ne fosse rimasto. Ma viva la Germania, perché dopo quel che s’è visto ieri qui da noi c’è da perdere ogni speranza. Dice che Berlusconi «delegittima i magistrati», mica è vero il contrario pur sotto gli occhi di tutti e da lustri ormai, da quando il Cavaliere è «sceso in campo» nell’ormai lontano 1993 e gliel’hanno giurata perché ha fatto saltare la presa del potere per via giudiziaria progettata dai «piccoli Vishinsky» della sinistra nostrana. Giornata campale per la giustizia italiana, quella di ieri. Che ha visto il Csm, il parlamentino dei magistrati, ignorare del tutto l’invito del presidente Napolitano alla moderazione. Coi componenti di nomina politica di sinistra che han fatto votare un documento contro il premier. Coi due pm palermitani che stanno indagando su Berlusconi e Dell’Utri per le stragi di mafia, ospiti al forum de il Fatto, il giornale che stan facendo Antonio Padellaro e Marco Travaglio, più schierato di Repubblica e Unità messi insieme. E Travaglio che col candore di un giglio s’offende con chi ha dato la notizia (in toni civili e senza nemmeno rimarcare l’anomalia, oltre tutto), lo insulta e rivendica la «giusta» e «santa» alleanza tra il giustizialismo di sinistra e le toghe impegnate.
Ma come, a Bari le due pm hanno chiesto di esser lasciate fuori dalle indagini su Gianpaolo Tarantini perché lo conoscono e lo hanno frequentato, e i due di Palermo, che Berlusconi rimprovera di accanimento, sospetta che lo vogliano incolpare di responsabilità anche nelle peggiori stragi mafiose, vanno alle riunioni dei più accaniti avversari di Berlusconi? Alla faccia dello Stato di diritto, per lor signori il popolo dev’essere educato, se una cosa la fa il partito-guida è sempre «giusta», ma diventa un crimine se la fanno gli avversari. Ricordate i lamenti e lo stracciar di vesti quando Berlusconi andò a pranzo con i due giudici costituzionali di centrodestra? Se invece Luciano Violante parlava con l’emerito Zagrebelsky e Romano Prodi si sentiva col suo ex ministro Flick, oppure quando il pio Oscar faceva riscrivere le sentenze dell’Alta Corte sui referendum, niente da eccepire, tutto va bene signora mia.
Un po’ di coda di paglia però, le grandi firme sostenitrici di Tonino Di Pietro ce l’hanno, se dopo il titolone del Giornale Padellaro e Travaglio ammettono che sì, avevano organizzato «un incontro pubblico» per il varo del quotidiano giustizialista e i due magistrati «sono passati a farci un saluto su nostro invito»: ma è stata una semplice «visita di cortesia» e i due pm «non hanno detto neanche una parola». Capito? Da Palermo a Roma, mica da Frascati, per star muti come pesci. Come diceva Totò? Ma mi faccia il piacere!
Denis Verdini fa il suo mestiere di coordinatore del Pdl e bolla come «inverosimile e inquietante» quel che «alcuni settori della magistratura stanno mettendo in piedi con sprezzo del ridicolo», ma chissà quanto dev’essere soddisfatto il presidente Napolitano che aveva chiesto al Csm di «affrontare con serenità ed equilibrio» il dibattito di ieri, che si è concluso invece con l’approvazione del documento della sinistra per «tutelare» i pm «dalle accuse del premier». Ma sì, tutelate le toghe, aumentategli lo stipendio, premiate chi s’accanisce in inchieste che da vent’anni finiscono sempre in buchi nell’acqua. E onorate l’eurodeputato De Magistris che non rinuncia all’aspettativa, così come il sindaco Michele Emiliano divenuto addirittura segretario regionale del Pd.
Disgraziato il paese che ha bisogno di eroi, insegnava Brecht. Il nostro ormai ne ha troppi, tutti impegnati a difenderci dalla dittatura imminente, dalla fine della democrazia, dalla morte della libera stampa e dai pericoli del sesso, attento popolo perché si diventa ciechi. Vai dunque, con la Marcia per la Giustizia, appuntamento domani ad Agliana. Ci saranno, «tra i tanti», Rita Borsellino e Marco Travaglio, Gianni Minà e il comboniano Alex Zanotelli, Gian Carlo Caselli e Gherardo Colombo. Passi per i savonarola sempre sul pulpito, ma Caselli e Colombo non potrebbero restarsene in tribunale, invece di marciare? Hai visto mai che un tale esempio aiutasse ad accelerare i processi.

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