Nichetti: "Ecco i miei manga all’italiana"

Il regista presenta Teen days, un cartoon da 26 puntate che andrà in onda su Raiuno: "Prendo i trucchi dai maestri giapponesi, ma tolgo la violenza. Lo scopo? Dare positività"

Nichetti: "Ecco i miei manga all’italiana"

Locarno - Saranno pure tutti pazzi per i manga, detti anche «anime» dai giapponesi, che hanno inventato questo sfogo per la cultura giovanile internazionale, a metà strada tra videogiochi e fantascienza. Però qualcosa non torna, da noi, mentre l’industria dell’intrattenimento cerca di soddisfare quel bisogno, ormai quasi irrinunciabile, nel consumo dell’immaginario. Troppa violenza, troppa aggressività, un eccesso di superomismo nichilista fa, di tale forma artistica cantata in gloria a Locarno, dove tra tavole rotonde sul «manga impact» (ieri, un’anticipazione della saga Pokémon) e chicche «giap», a base di robot e demoni, viaggi spaziali e armi fantastiche, si è parlato anche troppo del genere, qualcosa di lontano da noi, per gusto estetico e taglio culturale. Se poi ci metti che la via italiana al cartone dalla grafica dinamica, ma accattivante, seminata da storie educative, però né scialbe né melense, c’è e la persegue Maurizio Nichetti, fin dagli anni Settanta, è chiaro che occorre parlarne. Anche per non stare sempre a riempirsi la bocca di formule correnti, epperò aliene da quel che è, oggi, il mondo tipico di un tipico ragazzino italiano. Il quale, se esiste (come esiste), ha diritto ad avventure virtuali nelle quali possa comunque riconoscersi.

Caro Maurizio Nichetti, ha partecipato alla tavola rotonda sui manga, insieme ad esperti giapponesi. Sono ancora loro i maestri?
«Ho partecipato, anche per imparare qualche trucco, qualche furbata, magari, su come gestire i movimenti dei personaggi umani, nella lunga serialità. Perché da quattro anni lavoro a Teen Days (nella foto in basso, ndr), un cartone seriale di ventisei puntate di mezz’ora l’una, dedicato ai preadolescenti».

Allora esiste una «via italiana» ai cartoni animati seriali?
«Certo che esiste. E, insieme ad Angelo Poggi, lo stesso creatore delle “Winx”, abbiamo ideato un cartone-musical, ambientato in un liceo musicale. Sono quattro anni che stiamo dietro al progetto, quindi da prima che esplodesse il fenomeno dei talent-show come Amici o High School Musical».

Ma si tratta di qualcosa di sperimentale? Perché finora, o si vedevano prodotti Disney, o c’erano i manga...
«Rai Uno ci scommette su, puntando a un orario non punitivo, non prescolare, dunque. Il linguaggio manga non funziona troppo, per noi. E questo sarà il tentativo di creare serialità, con un prodotto europeo, le cui musiche, le cui ambientazioni hanno nulla a che vedere col mondo manga».

Eppure, tutti credono che il fenomeno «Winx» venga dagli Usa... Di che cosa parla «Teen Days», ovvero «Giorni adolescenti»?
«Le Winx vengono dal gusto made in Italy di Angelo Poggi, che, oltre a produrre Teen Days, ne ha scritto le musiche. La musica unisce: perciò l’idea del liceo musicale. Ci sono 12 genitori, alle prese con 6 adolescenti, in una storia ideata da Elena Mora. I rapporti tra le famiglie, gli adolescenti e la scuola non sono idilliaci e si compete duramente. Ma è una sfida: a differenza dei manga, qui i contenuti sono importanti».

Quali contenuti?
«All’interno d’una famiglia può esserci tensione... Il mio cartone riflette realtà multietniche e le provenienze sociali sono varie: c’è Isabel, ragazzina cubana adottata, ma anche Sara, ricca di famiglia, ed Elia, il mio personaggio preferito, figlio d’un panettiere e rasta. In tutto, interagiscono 52 personaggi».

Cosa c’è di negativo nei manga?
«Hanno un ambiente maschilista, dove la violenza e la distruttività ci disturbano. Non vogliamo inventare l’acqua calda, noi, ma utilizzare al meglio lo stile giapponese».

A chi dedica «Teen Days»?
«A tutti i genitori, e a tutti i ragazzi che devono imparare a vivere i loro problemi in modo positivo. So di che parlo: avendo due figli, di 25 e di 20 anni, sono appena uscito dal tunnel».

Commenti