Niente champagne, ma cadono i tabù

Non vogliamo illuderci, segnati come siamo da molte delusioni del passato. Ma sembra davvero che tiri un’aria nuova per la lotta agli sprechi. Ossia il vero, importante e serio tema della vita pubblica italiana, altro che lo spettegolare sul Cavaliere ardente. Il governo s’è messo d’impegno in una azione di bonifica del malcostume amministrativo che è meritoria, che finalmente dà qualche frutto, e che tuttavia non è una novità. Stando alle stentoree esortazioni di Alte Autorità la mannaia dell’austerità avrebbe dovuto da gran tempo abbattersi sulle dilapidazioni italiane. Senonché alle parole non seguivano mai i fatti.

La grande abbuffata faceva comodo a tanti, a troppi: e i potentati corporativi, soliti ad ammantare la loro cupidigia di privilegi con nobili motivazioni sindacali o sociali, innalzavano i vessilli d’una resistenza a oltranza se appena veniva avviata la più indispensabile delle riforme. I potentati corporativi e i sindacati conservatori cominciano forse a capire l’antifona, anche perché prima di loro l’hanno capita molti lavoratori: i quali certa demagogia pseudo intellettuale e politicamente corretta non l’accettano più, preferendole il linguaggio spiccio d’un Berlusconi e magari anche d’un Bossi. La crisi economica, che ha portato in primo piano la dura realtà del vivere quotidiano e relegato tra le anticaglie gli annunci dei venditori di fumo, ha sicuramente contribuito alla svolta. C’è una presa di coscienza della base, prima che dei vertici. Il che - ce lo auguriamo di cuore - dovrebbe rendere meno arduo lo sforzo dei vertici stessi per riordinare conti in dissesto. Cadono i tabù, a cominciare da quello della previdenza, nel quale hanno inciampato ripetutamente i presidenti del Consiglio e i responsabili dell’Economia, intimiditi da manifestazioni multitudinarie.

Oggi si parla di allungamento dell’età pensionabile: è previsto che dal 2015 i requisiti anagrafici per l’accesso al pensionamento siano adeguati alla speranza di vita, così come l’avrà accertata l’Istat nei cinque anni precedenti. Non è che tutto possa correre liscio, ci mancherebbe. Ma per il momento mancano gli strazianti gridi di dolore per la spietatezza del governo nei confronti degli anziani che di solito corredavano queste situazioni. Il Consiglio dei ministri vara il codice delle autonomie che prevede il taglio di trentamila enti inutili, e il notabilato non reagisce con la furia di altre epoche. Eppure con gli innumerevoli enti inutili spariranno anche innumerevoli poltrone di sottogoverno nelle quali venivano riciclati, così da aver garantito un buon introito e la rituale auto blu, i trombati alle elezioni. (Panorama di questa settimana elenca i miracolati, tutti amici di inquilini importanti del Palazzo o amici degli amici). Ancora. Dal governo parte l’idea di nuove regole per la sanità, con certificazione dei bilanci rispetto a precisi parametri di efficienza. E le regioni che non si metteranno in regola subiranno un taglio automatico del 20 per cento nei posti letto.

D’accordo, non è il caso di stappare prematuramente lo champagne. La vischiosità del sistema di scialo è tremenda, e le misure ipotizzate non sufficienti. Il Paese nel suo complesso è probabilmente maturo per un colpo di reni virtuoso, ma i fortilizi della spesa facile resistono. Speriamo bene. Di sicuro possiamo sperare oggi, al riguardo, come non abbiamo sperato mai.

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