"Niente di esotico. Ormai si comprano con il telefonino"

Si occupava di finanza tradizionale, poi, con la sua società, si è convertito alle valute virtuali: "Gli italiani le hanno scoperte nei mesi del lockdown"

Christian Miccoli è stato numero uno di Ing in Italia, amministratore delegato e presidente di Chebanca! internet bank del gruppo Mediobanca. Poi si è convertito alle monete digitali. Insieme a Vincenzo di Nicola, un italiano con esperienze di lavoro americane, ha creato Conio, società controllata dai fondatori e tra i cui azionisti figurano Poste Italiane (con il 17%) e Banca Generali (10%). Anche grazie a una app per smartphone offre un servizio di acquisto e deposito di monete digitali.

Da Mediobanca al bitcoin, un bel salto...

«In realtà a me è sempre piaciuto cercare strade nuove, innovare. Adesso da imprenditore e non da manager mi risulta più facile. Conio è nata con l'obiettivo di rendere semplice e accessibile la compravendita della criptovaluta anche a chi non ha una preparazione tecnologica particolare».

C'è da chiedersi però se il fenomeno sia destinato a durare o se si tratti di una moda.

«La corsa è appena iniziata. Potrei raccontarle le storie dei tecnici informatici americani che dieci anni fa ci hanno creduto e sono diventati ricchi. Come sempre accade, chi riesce ad anticipare l'onda ne ricava gli ovvi vantaggi. Quella della moneta virtuale è una nuova asset class che rischia di cambiare il mondo. Anche e soprattutto se si considerano i rischi e le tensioni che si stanno accumulando nella finanza tradizionale».

Resta il fatto che come investimento gli alti e bassi nei prezzi del recente passato fanno un po' paura. La volatilità non sembra proprio adatta a un normale risparmiatore.

«Vede, la volatilità che deve spaventare è quella delle obbligazioni di Banca Etruria, comprate da chi credeva di mettere al sicuro i propri soldi e poi si è trovato con un pugno di mosche in mano. Nel caso delle valute digitali è tutto trasparente, tutto chiaro, si sa cosa si compra e come. In più la volatilità può essere sotto certi aspetti vista come un vantaggio. È quella che ti permette di moltiplicare l'investimento».

In Italia che tipo di accoglienza ha trovato per il bitcoin?

«Tra le cose che abbiamo fatto c'è anche una partnership con Hype, una delle cosiddette challenger bank, che mettono a disposizione i propri servizi unicamente attraverso app e smartphone. Con loro abbiamo creato Hype Coin, un servizio di compravendita di bitcoin totalmente integrato in un conto bancario. Solo nei mesi del lockdown abbiamo registrato un'accelerazione davvero notevole».

E cioè?

«Oggi raggiungiamo poco meno del 10% dei loro clienti che hanno attivato il servizio. Se si tiene conto che sono passati pochi mesi è un dato importante. E del resto c'è uno studio pubblicato da Ing, una delle più importanti banche europee, che dice che il 25% dei risparmiatori del Vecchio continente è pronto a investire in bitcoin».

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