da Legnano (Milano)
«Siamo dispiaciuti che questa vicenda a distanza di tanto tempo rimanga ancora aperta, ma è non certo per volontà della nostra Azienda ospedaliera - si giustifica il direttore generale Giuseppe Santagati -. Noi infatti ce lavevamo messa veramente tutta, per definirla sotto laspetto finanziario già nove anni fa, proprio per andare incontro alle necessità della vittima e alla sua famiglia, provati dal tragico evento». Insomma, a detta del responsabile dellA. O. di Legnano, che ha ereditato il caso dallUsl 72 a cui è subentrata, se a distanza di 27 anni dallaccaduto i quattrini per il risarcimento del danno al giovane cerebroleso non sono ancora andati ai familiari, non è per volere della struttura sanitaria. «Nellaprile del 1998, a seguito della sentenza del tribunale di Milano che ci condannava a pagare in tutto tre miliardi e 800 milioni, eravamo arrivati a una transazione che ci pareva soddisfacente - aggiunge Santagati -; un miliardo lo abbiamo pagato subito e unaltra tranche compresa fra i 500 milioni e il miliardo, ci eravamo impegnati a liquidarla entro cinque mesi. Il resto lavevamo condizionato al pronunciamento della Cassazione, dove pendeva il nostro ricorso, con tutti i rischi connessi per lAzienda, qualora avessimo sborsato somme che poi avremmo dovuto recuperare. Ci eravamo anche fatti autorizzare dalla Regione a pagare, e davanti al giudice era emerso che la procedura da noi proposta era ragionevole».
Invece poi le cose sono andate diversamente; la famiglia del giovane ha impugnato la sentenza al tribunale di Legnano, chiedendo linefficacia della transazione, aprendo così la strada a un palleggiamento giudiziario che dura da 27 anni.
«Noi avevamo proposto un accordo»
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