Non è colpa dei genitori se il figlio rifiuta la scuola

Vostro figlio minorenne si rifiuta di presentarsi in classe anche se voi ce la mettete tutta nel tentare di fargli cambiare idea? Non abbiate paura di essere trascinati in tribunale. In un’innovativa sentenza, la Cassazione ha stabilito che «i genitori non sono responsabili se i figli non vogliono andare a scuola». A una condizione però: il rifiuto dev’essere «categorico e assoluto, cosciente e volontario» e deve «permanere anche dopo che i genitori abbiano usato ogni argomento persuasivo e ogni altro espediente educativo di cui siano capaci secondo il proprio livello socio-economico e culturale e abbiano fatto ricorso, se le circostanze ambientali lo consentano, agli organi di assistenza sociale». Così com’è avvenuto nel caso concreto analizzato nella sentenza. La figlia di una coppia di Reggio Emilia, quindicenne, soffriva di un grave blocco psicologico che le impediva di entrare in classe, di confrontarsi con le sue compagne e condividere le ore di lezione. Questo disagio le aveva impedito di frequentare la seconda media e concludere la scuola dell’obbligo. Nonostante gli sforzi dei suoi genitori che in tutti i modi avevano cercato di farle seguire le lezioni. Di fronte a questa delicata situazione la Corte suprema ha assolto la coppia che un giudice di pace aveva invece ritenuto colpevole «di aver, senza giustificato motivo, omesso di far impartire alla figlia l’istruzione della scuola media».

Per Livia Pomodoro, Presidente del tribunale dei minori di Milano, «il compito dei genitori è quello di convincere con le buone maniere il ragazzino ad andare a scuola ma se non sono in grado di farlo allora hanno bisogno di un supporto perché non sono dotati di una buona capacità educativa».

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