«Non dirò mai a Ibrahimovic che deve farsi ammonire»

nostro inviato a Milanello

Dev’essere merito del primato in classifica, aggiunto alla qualificazione in Champions guadagnata con un turno di anticipo. Oppure, molto più semplicemente, dell’episodio che gli ha procurato un certo prurito. Max Allegri, livornese poco incline alla polemica e al duello rusticano (tranne quando incrocia una pattuglia dei carabinieri che gli eleva una multa!), è uscito allo scoperto. E a Mourinho ne ha dette quattro, indirettamente. Stasera, a Marassi, lui si ritroverà più o meno nelle stesse condizioni del portoghese: Ibrahimovic, oltre che Ambrosini e Pirlo (assente) sono nella lista diffidati. Un altro giallo e scatterà la squalifica automatica in campionato. Per il Milan, conoscendo il peso e il ruolo di Ibra fin qui esercitati, in assenza anche di Inzaghi e Pato, sarebbe cosa buona e giusta scontare la squalifica tra Brescia e Bologna, prima della impegnativa sfida con la Roma fissata per sabato 18 dicembre. «Non dirò certo a Ibra di farsi ammonire» è la risposta del tecnico rossonero. Che aggiunta a un’altra espressione, «gesto non piacevole», e a un verbo più appuntito, «quando era qui in Italia Josè ha infamato tutti», hanno costituito l’isolato spunto polemico di Allegri.
E che Ibra sia fondamentale per il Milan di oggi e di domani non lo dimostrano solo i numeri dello svedese o la riflessione di Allegri («il più grande giocatore che io abbia allenato»: scontato per uno che è stato prima dalla parti di Sassuolo e Cagliari!), ancor meno le notizie sul suo conto («ha recuperato la stanchezza di Auxerre»). Ma è il paragone, impegnativo, a testimoniarlo. «Mi ricorda Van Basten anche se Zlatan va in giro per il campo e serve anche assist per i compagni» il giudizio. Van Basten amava ripetere ad Ancelotti: «Passami la palla e corrimi incontro ad abbracciarmi». Dal 31 agosto al Milan di oggi sta succedendo la stessa scena con Ibra.
Chissà, forse è merito esclusivo del temperamento autentico di Allegri, venuto allo scoperto col passare delle settimane e della collezione di incoraggianti risultati («che dite mangerò il panettone?») se anche sul dibattito domestico (sacchiani per niente soddisfatti del gioco, capelliani esaltati dalla tenuta difensiva) la sua posizione è tutt’altro che democristiana. «Suvvia, creiamo 5-7 palle gol, poi difendere bene concedendo poco al rivale è spettacolo. Se mi avvicinano a Capello lo considero un complimento, una partita che finisse 6 a 3 sarebbe degna di una sfida tra scapoli e ammogliati» la sua replica sull’argomento che si può chiudere con il richiamo a migliorarsi.
Allegri e il Milan non possono chiedere a Ibra di farsi ammonire ma devono chiedere di sicuro uno sforzo ancora, prima di andare incontro a quattro settimane senza impegni aggiuntivi (con l’Ajax potrà giocare il Milandue). Senza Pirlo (recupero previsto per sabato prossimo) definito «straimportante», senza Antonini e le alternative in attacco, l’unico ricambio può avvenire in centrocampo dove un Flamini stremato può essere rimpiazzato da Boateng, in panchina da qualche turno e perciò pronto a lanciarsi nella mischia. Gli altri, tutti gli altri, da Zambrotta a Nesta, da Seedorf a Robinho e Ibra, devono stringere i denti.
Stasera contro la Samp c’è da sfatare un altro tabù: è da oltre tre anni che i rossoneri non riescono a vincere, negli ultimi due tornei hanno rimediato altrettante sconfitte. Forse ci sarà, a sfida in corso, un po’ più di spazio per Ronaldinho, ancora in panchina per la sesta volta consecutiva. «Ha fatto passi avanti importanti» è stata l’ammissione di Allegri non ancora completamente riconquistato dal Gaucho.

E d’altro canto, a lui i tipi alla Cassano, non devono ..garbare molto. «Non averlo contro è meglio e peggio allo stesso tempo, nelle difficoltà le squadre si compattono e danno il massimo» la sua osservazione. Che parlasse di Antonio riferendosi a Ronaldinho?

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