Non era il francese più atteso ma aprirà la strada a Lippi

MANAGER Ex direttore del Roland Garros, appoggiato da Elkann, ha scaricato tutti, da Tardelli a Montali e Cobolli

Si sapeva. Era prevedibile. Prima o poi il francese sarebbe diventato il Presidente. Il presidente della Juventus. In verità si sapeva e si prevedeva di un altro francese, di nome Michel e di cognome Platini. Nessuno poteva immaginare, nella storia e nella cronaca del club bianconero, che un savoiardo, nel senso della nascita e non del biscotto, di Chambery, che nulla aveva a che fare con il football, avrebbe occupato il posto più illustre della società della famiglia Agnelli. Jean-Claude Blanc è più conosciuto in Italia che nel suo Paese di origine, laddove, al massimo lo ricordano come direttore marketing e vendite delle Olimpiadi invernali di Albertville (nelle quali Platini fu l’ultimo tedoforo) o come responsabile di ugual settore nel Roland Garros di tennis o nella Paris-Dakar. Ma una cosa è la pallina e un’altra il pallone. A volte è meglio viaggiare senza meta nel deserto che partire per trasferte definite come Palermo.
Blanc, nel calcio, fa venire in mente Laurent, che oggi allena il Bordeaux e che in Italia qualcosa ha fatto di buono, sempre nel gioco di cui si parla e si scrive. Ma non è detto che per dirigere una società calcistica sia necessario avere frequentato il Bernabeu o San Siro, aver odorato i profumi antichi dell’olio canforato o sentito i tumulti di uno spogliatoio dopo un derby o, comunque, una batosta, conoscere il quattrotretrè o dialogare con la D’Amico. Ma non è nemmeno detto che un uomo solo al comando, appunto il Blanc, sia capace di gestire una “situazione” quale è ormai diventata il calcio italiano, non certo il torneo internazionale di tennis e nemmeno la traversata motoristica del Sahara. Peggio, molto peggio. Ma l’uomo di quarantasei anni, con quel naso che lo precede dalla nascita, e il tono spocchioso tipico di chi viene dalla Francia e pensa di essere in mezzo a “maca” (maccheroni) o “ritals” (les italiens), sa benissimo come cavarsela, godendo dell’appoggio di uno degli eredi della famiglia, l’ingegner Elkann che l’ha voluto, dopo essersi consultato con il vero francese juventino, Platini, promosso ad incarichi internazionali più gravosi.
Blanc ha lavorato nascosto nel canneto per tre anni, alle spalle di chi frequentava la lingua e l’ambiente, ha preso il meglio che potesse raccogliere e, lentamente, inesorabilmente, ha fatto fuori, uno ad uno, i satelliti che potevano disturbarlo: Tardelli prima, Montali dopo (con qualche mormorio di Elkann), Cobolli Gigli infine. Ha provato a cooptare un manager di una grande azienda di materiale sportivo ma è stato frenato da Carlo Sant’Albano che controlla i conti del club, consigliere di riferimento della Exor, cioè espressione della proprietà. Conti che sono tornati in utile, dopo il sisma della retrocessione, grazie anche ad alcune operazioni di plusvalenza, le stesse che avevano favorito la precedente dirigenza. Conti che, alla voce di Jean-Claude Blanc, fanno registrare compensi per due milioni e sessantamila euro, lordi si intende, rispetto ai settecentoundicimila spettanti all’ex presidente Giovanni Cobolli Gigli.
Il progetto di Blanc è chiaro anche se non palese: prevede il ritorno di Marcello Lippi come dirigente sportivo e, si ritiene, il rientro di Ciro Ferrara nel settore giovanile con l’assegnazione della panchina a un nuovo allenatore, scelto dal manager mondiale. Voci non ufficiali, “ragots” sbuffano i francesi, nulla si sa e tutto si dice. John Elkann ha mormorato che «i nostalgici danno fastidio». Non so se alluda a Moggi o a Lippi, se a Gianni o a Umberto Agnelli, sta di fatto che la Juventus di oggi sta cercando un futuro, consapevole di avere avuto un grande passato. La nostalgia è un serpente velenoso ma l’arroganza può lasciarti solo.
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