Non solo Italia e Francia, è tutta l'Europa in crisi: solo sei nazionali agli ottavi

I Mondiali sudafricani segnano una storica inversione di tendenza: dal 1986 il Vecchio continente aveva qualificato almeno 9 selezioni nella «top 16». E le sopravvissute si sfidano tutte tra di loro: quindi ne resteranno solo 3 ai quarti, record negativo dopo le 4 del 2002

L'Italia è stata un pianto, va bene. Ma la Francia, se per questo, ha fatto perfino peggio. E Grecia, Slovenia, Serbia, Danimarca e Svizzera sono comunque finite fuori pur suscitando meno scalpore. Dimostrando tutte insieme un assioma che rischia di essere la vera novità di questi mondiali sudafricani: il calcio non è più uno sport per vecchi, anche quando si parla di continenti. Per la prima volta nella storia recente della kermesse calcistica quadriennale, ovvero dall'edizione 1986 in cui si disputano gli ottavi, nella «top 16» mondiale non c'è una maggioranza di nazionali europee: solo sei le qualificate. E il peggio deve ancora venire: perché il destino ha voluto che le scampate si sfideranno tra loro in tre drammatici derby: Germania-Inghilterra (domani alle 16), Olanda-Slovacchia (lunedì alle 16) e Spagna-Portogallo (martedì alle 20,30). Quindi ai quarti ne resteranno solo tre. Tre su otto: il record negativo era quello del 2002, quando l'Europa portò quattro nazionali ai quarti. Poi sempre almeno cinque, fino al record del 1994, quando negli Stati Uniti l'Europa occupò sette dei primi otto posti: sfortunatamente non il più pregiato, il primo, che toccò al Brasile. Dettagli, in fondo.
Sono lontani, insomma, lontanissimi i tempi in cui una media squadra europea (un Belgio, una Jugoslavia, una Svezia) faceva polpette di africane, asiatiche, centroamericane e perfino delle sudamericane che non fossero Brasile, Argentina e (forse) Uruguay. Passati i tempi (era il 1982) in cui l'Ungheria già in declino rifilava dieci gol (a uno) ai derelitti del Salvador. Passati quelli (era il 1994) in cui la Russia ne faceva 6 al Camerun (cinque da solo tal Salenko, poi scomparso dal calcio che conta). Del resto 28 anni fa alla seconda fase della fase finale, che comprendeva quattro bizzarri gironcini da tre, approdarono dieci europee su 12 (oltre ad Argentina e Brasile, che provvedemmo noi a far fuori) e in semifinale la vecchia ma ancora in gamba Europa fece l'en plein. Ancora nel 1986, in Messico, malgrado la tradizione che vede l'Europa sempre in difficoltà lontani dal nostro continente, le federazioni affiliate all'Uefa piazzarono 10 nazionali su 16 agli ottavi, lasciando spazio solo a quattro sudamericane, un'africana e una nordamericana. E ai quarti l'Europa poteva contare su 5 rappresentanti su 8.
A Italia '90 la situazione migliora leggermente: ancora 10 europee su 12 agli ottavi, ma ben 6 su 8 ai quarti. E le cose vanni ancora meglio a Usa '94: 10 su 16 agli ottavi e 7 su 8 ai quarti, come detto; lieve flessione a Francia '98: ancora 10 su 16 agli ottavi e 6 su 8 ai quarti; poi il 2002, l'edizione nippo-coreana che fino a ieri era il punto più basso del calcio europeo: 9 su 16 agli ottavi e appena 4 su 8 ai quarti. A Germania 2006 la ripresa: di nuovo 10 nazionali europee su 16 agli ottavi e 6 su 8 ai quarti, con la «chicca» di due semifinali tutte Uefa come non accadeva dal 1982.
Naturalmente l'arretramento europeo corrisponde al boom degli altri continenti: prima di tutto il Sudamerica, che piazza bel cinque nazionali tra le sedici (Argentina, Brasile, Uruguay, Cile e Paraguay) come non era mai accaduto: il record recente erano le quattro del 1986, del 1990 e del 1998. Con le due qualificate di quest'anno (Messico e Usa) anche il Centro-Nord America eguaglia il suo migliore risultato, quello del 1994 e del 2002 (e le due nazionali erano sempre le stesse). Quanto all'Asia, le due promosse agli ottavi (Giappone e Corea del Sud) eguagliano il mondiale del 2002, quando le stesse nazionali, padrone di casa, erano state promosse beneficiando però del pubblico e di qualche aiutino arbitrale. Alla fine il continente che meno si avvantaggia è proprio quell'Africa sul cui «boom» calcistico venti o trent'anni fa tutti avremmo scommesso: e invece il continente nero, proprio nel primo mondiale casalingo, non fa meglio delle precedenti sei edizioni: ogni mondiale una sola rappresentante agli ottavi (Marocco nel 1986, Camerun nel 1990, Nigeria nel 1994 e nel 1998, Senegal nel 2002 e Ghana nel 2006 e quest'anno). Insomma, il mondo è cambiato, ma non come pensavamo noi. Non è per questo che ci piace tanto il calcio, in fondo?

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