Nostro fratello Gaetano è figlio unico. Come il suo talento

Le filastrocche "nonsense" del cantautore compongono un canzoniere spericolato

Nostro fratello Gaetano è figlio unico. Come il suo talento

Per depistare, Rino Gaetano sosteneva che i suoi brani non significassero niente, che fossero giochi di parole adatti a melodie semplici. Lo diceva con un filo di amaro sarcasmo. In fondo stava assecondando un luogo comune nato per mancanza di attenzione. Infatti Gaetano, quando componeva, non scherzava. Il suo canzoniere, ascoltato oggi a quarant'anni dalla morte, è cresciuto assieme ai suoi estimatori e si è rivelato profondo anche e soprattutto dove sembra più giocoso e spensierato. In realtà, Rino ha creato un repertorio spericolato, il più spericolato assieme a quello (diversissimo) di Franco Battiato.

Il cantante calabrese, romano d'adozione, si inerpica per sentieri quasi sconosciuti in Italia. Il teatro dell'assurdo è la sua prima passione, da autodidatta si studia Eugene Ionesco e Samuel Beckett. Non è un amore passeggero. Reciterà in Aspettando Godot e interpreterà la volpe in una riedizione del mitico Pinocchio di Carmelo Bene.

I cantautori seri vanno regolarmente a sbattere contro la retorica dell'impegno e la involontaria parodia della poesia. Gaetano non corre neppure il rischio, le sue «filastrocche» a rima baciata sanno sempre essere spiazzanti o trasgressive. Senza contare che Gaetano ha un vocabolario dieci volte più ampio dei suoi colleghi. Prendiamo Gianna, grande successo sanremese del 1978. L'ispirazione potrà anche essere casuale (in origine era Anna, la sorella di Rino) ma è un dato di fatto: per la prima volta, il pubblico del Festival sente pronunciare la parola sesso. Ecco qua, la ribellione è servita, e non c'è stato neppure bisogno di tirare in ballo la politica.

Non che Gaetano la trascurasse. L'esegesi di Berta filava (1976) conduce in luoghi davvero imprevedibili: siamo dalle parti dello scandalo Lockheed (secondo alcuni) e del compromesso storico targato Aldo Moro (secondo Rino). Nuntereggae più prende a pugni in faccia l'establishment vecchio e noioso: «Avvocato Agnelli, Umberto Agnelli / Susanna Agnelli, Monti Pirelli / Dribbla Causio che passa a Tardelli / Musiello, Antognoni, Zaccarelli (nun te reggae più)». Qualcuno se la prese, Susanna Agnelli invece dichiarò in televisione di essere una fan. Gaetano sapeva anche andare dritto al cuore del problema, che fossero faccende pubbliche o tormenti privati. Ma il cielo è sempre più blu, un'altra «filastrocca», distrugge ogni ipotesi di «volemose bene» e «ci rialzeremo dalla nostra polvere». Escluso il cane è una delle più atroci dichiarazioni di solitudine e incomprensione.

Il meglio del meglio arriva con gli apparenti non sense. Che razza di titolo sarà mai Mio fratello è figlio unico? Dietro all'ironia, Gaetano mostra qual è il prezzo da pagare per essere una persona che non prova vergogna a guardarsi nello specchio: «Mio fratello è figlio unico / perché non ha mai trovato il coraggio d'operarsi al fegato ... Mio fratello è figlio unico / sfruttato represso calpestato odiato».

Dopo sei dischi e un successo crescente, Rino, nato a Crotone nel 1950, muore in un incidente stradale il 2 giugno 1981. Sono le tre e mezza di notte, Gaetano sbanda e va a sbattere contro un camion di frutta che procede nell'altra corsia. Lo estraggono vivo dall'automobile. Alle quattro e un quarto, in condizioni disperate, Gaetano entra al Policlinico Umberto I. Il reparto di neurochirurgia d'emergenza non è funzionante, bloccato da una causa al Tar. Vengono chiamati cinque ospedali. Nessuno ha un posto libero o una sala operatoria disponibile. Alle sei del mattino, Gaetano, trent'anni, è dichiarato morto.

Una biografia succinta ma ricca di aneddoti interessanti è appena uscita per Hoepli: Rino Gaetano. Sotto un cielo sempre più blu di Michelangelo Iossa. Il libro è arricchito da una prefazione di Sergio Cammariere (cugino di Rino) e da una testimonianza di Renzo Arbore, all'epoca cerimoniere di Alto gradimento assieme a Gianni Boncompagni. Lasciamo al grande Arbore il compito di fare giustizia: «Le sue canzoni erano importanti, da grande cantautore - certamente - ma anche con qualche significato in più, decisamente inconsuete e con elementi ai limiti del proibito, per l'epoca». Perfetto.

Alto gradimento si trova a sponsorizzare Rino, e non è cosa normale. Sul 45 giri di Tu, forse non essenzialmente tu, splendido brano su come si possano confondere amore e amicizia, si legge: «Una scelta di Alto gradimento!».

Belle le pagine dedicate da Iossa al clima del Folkstudio di Roma. Rino era perfettamente inserito nell'ambiente dei cantautori della sua generazione, era amico, in particolare, di Antonello Venditti e Francesco De Gregori. Ma la storia più bella è legata a Lucio Dalla. Il bolognese si è messo da poco in proprio e ha già piazzato qualche colpo da maestro, come 4 marzo 1943. Un giorno, mentre guida verso Roma, Dalla nota un autostoppista con chitarra. Si ferma e lo fa salire. Il vagabondo suona qualche brano dei suoi. Dalla è colpito. Decide di segnalare il viandante a Vincenzo Micocci, leggendario talent scout e discografico. «A proposito, come ti chiami?» chiede Dalla. «Rino Gaetano». Sarà poi Venditti ad aiutare ulteriormente Rino, che sarà sempre riconoscente, perché era fratello di tutti i figli unici.

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