«Il nostro processo alle banche un esempio per tutto il mondo»

«A Robledo bisogna riconoscere che i processi difficili non lo spaventano». È un avvocato di robusta esperienza a commentare così, ieri mattina, l’esordio del processo per la truffa dei derivati: punto d’approdo dell’inchiesta lunga e complicata che il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha condotto scavando sull’affare-patacca rifilato da un pool di premiate banche estere al Comune di Milano nel 2005, complici un paio di burocrati della giunta guidata da Gabriele Albertini.
È la storia degli swap, i prodotti finanziari che dovevano servire a ridurre il debito del municipio e che, invece, lo aggravarono ulteriormente. Il processo, come dice l’avvocato, non si presenta affatto scontato, perché è la prima volta che di queste astruserie finanziarie si deve occupare la magistratura. Ma proprio per questo, il processo è gravido di conseguenze, perché dovesse andare bene - dal punto di vista della Procura - aprirebbe una strada lungo la quale molti altri seguirebbero. Di swap come quello allegramente firmato da Palazzo Marino, infatti, ne sono stati piazzati un po’ dappertutto, in Italia come nel resto del mondo. E le ripercussioni sui bilanci pubblici sono state quasi ovunque abbastanza disastrose.
Per questo ieri mattina l’aula del tribunale dove si apre il processo agli imputati per truffa - le quattro banche Jp Morgan, Ubs, Deutsche Bank e Depfa Bank, undici banchieri e due ex funzionari comunali - è affollata dalla stampa economica internazionale. Si sa già che non accadrà nulla, perché il processo sarà anche una primizia assoluta, ma subisce ugualmente i ritmi pasticciati della burocrazia giudiziaria che prevede si debba fissare un’udienza apposta per rinviare tutto a un’altra udienza. Insomma, il processo comincerà davvero solo il 19 maggio prossimo e già si annunciano richieste chilometriche di testimoni a difesa, destinati a far durare a lungo il dibattimento. Ma intanto ieri, in aula, è folla delle grandi occasioni.
A capire che sarà battaglia dura basta l’elenco degli avvocati difensori, con tutti i peggiori mastini del diritto penale dell’economia pronti a scontrarsi con Robledo e le sue tesi. Accanto a sé, il rappresentante dell’accusa avrà soltanto gli avvocati del Comune che si è costituito parte civile e che - con l’intervista di due giorni fa del sindaco Moratti al Financial Times - ha sparato a zero sulle banche che proposero lo swap.
Alfredo Robledo sa bene che intorno a un caso di questa delicatezza anche la battaglia mediatica ha il suo peso e quindi, davanti alle telecamere, non si tira indietro: «L’Italia è stata coperta a tappeto da questo genere di contratti - dice il procuratore aggiunto - se il giudice dovesse accogliere la tesi della Procura, si potrebbe determinare un effetto domino sugli altri contratti stipulati con enti pubblici su tutto il territorio italiano». Poi Robledo alza il tiro: «In questa vicenda - afferma - si vede l'assenza della politica, di una regolamentazione, ed emerge il totale autogoverno delle banche. Il nostro auspicio è che intervenga una regolamentazione diversa perché il contratto dei derivati può essere utile, ma deve essere stipulato in modo corretto. Altrimenti si finisce come in Grecia».

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