C' è stato un momento, mercoledì sera, in cui Giovanni Lindo Ferretti ha smesso di parlare. Sta leggendo il capitolo sulla morte di Dario Parisini, chitarrista dei Disciplinatha, e la pieve di San Siro tace. Poi Ferretti intona una preghiera in latino. Voce, quella voce inconfondibile, sale verso le volte romaniche del XII secolo come se sapesse dove andare. Subvenite Sancti Dei, occurrite Angeli Domini, Suscipientes anima ejus, Offerentes eam in conspectu Altissimi. Accorrete Santi di Dio, venitele incontro Angeli del Signore. Accogliete quest'anima e presentatela all'Altissimo. La traduzione è nel libro, ma qui, in questo spazio, non serve. La pietra delle pareti assorbe e restituisce. Il pubblico sold out, gente rimasta fuori non applaude. Aspetta la fine della lettura, che riprende. Era difficile immaginare luogo più adatto per un momento spiazzante come questo. La Pieve di San Siro di Capo di Ponte è una delle chiese romaniche meglio conservate della Lombardia, arroccata sulla Valcamonica con quella postura che Ferretti ha riconosciuto immediatamente, appena arrivato: "A metà tra la fortezza e la chiesa. Senza contare che in posti così si mangiava anche, e che sotto i piedi spesso c'era un cimitero". Fede, comunità, morte, tutto nello stesso spazio, senza troppe separazioni architettoniche o liturgiche. Esattamente il contrario di ciò che il mondo contemporaneo ha imparato a fare: dividere, isolare, igienizzare.
OltreConfine festival culturale della Valcamonica fondato e diretto da Stefano Malosso ha scelto questa cornice per l'appuntamento più atteso della sua edizione 2026.
Il libro di cui si parla è Òra et labora. Difendi conserva prega (Aliberti Compagnia Editoriale) di Giovanni Lindo Ferretti, nuova edizione aggiornata: il testo originale del 2022, nato come tiratura di cento copie fuori commercio, è diventato un libro "vero". Già il titolo porta dentro di sé questa doppia natura: "òra" è la preghiera liturgica, ma è anche adesso, il presente, il momento in cui si è ancora vivi. Ferretti lo sa e lo dice senza enfasi: è un libro che non doveva esistere in questa forma, e che invece continua ad aggiornarsi. L'edizione 2026 contiene un lungo prologo cronachistico che arriva fino all'infarto del 26 aprile 2024 a Venezia. Ferretti: "Fossi stato a casa mia, in montagna, sarei morto. Invece quel giorno ero a Venezia con Pietrangelo Buttafuoco, che mi voleva coinvolgere nelle attività della Biennale. Stavo male. Gli ho detto che mi sarei riposato un attimo e mi sarei ripreso. Pietrangelo invece ha chiamato l'ambulanza".
Torniamo alla Pieve. Ferretti legge, commenta, risponde. Non è una presentazione editoriale nel senso consueto niente tavolo, niente moderatore con microfono, niente applausi a comando. Malosso e chi scrive intervengono per aprire spazi, non per riempirli. Il pubblico ascolta con quella concentrazione che si riserva alle cose che contano. Ferretti certamente è stato qualcosa di più di un cantante. Di volta in volta, è stato un ispiratore, un punto di riferimento, un termine di confronto. Cccp e Csi, i suoi gruppi, hanno segnato la vita di molti. Spesso proprio per la parole di Ferretti. Lui non vuole essere chiamato cantante e scherza: "Non è una vera professione, è anche poco dignitoso, meglio musicista. Mi imbarazza salire sul palco".
Sul proprio cristianesimo Ferretti è secco: "È antico, medievale, barbarico. Non posso pregare in una chiesa barocca, la leziosaggine mi distrae". La pieve del XII secolo, dunque, non è una scelta estetica. È una necessità teologica. Il barocco è retorica, è persuasione, è già modernità. Qui no: la pietra non seduce. Incombe. Ferretti, che viene da Cerreto Alpi sull'Appennino reggiano, riconosce questa grammatica senza doverla imparare.
A questo proposito racconta qualcosa che nel libro non c'è o non in questa forma. Quando la madre aveva l'Alzheimer, per accompagnarla hanno usato il Rosario. Lei a un certo punto gli disse: "Però devi guidarlo tu, io non lo ricordo più." "Certo mamma, lo guido io." La preghiera come ultima lingua comune, quella che resiste quando tutto il resto è già andato. Non consolazione: piuttosto un filo che si tiene anche quando non si sa più di tenerlo.
Quando arriva alla triade difendi, conserva, prega la contestualizza senza esitare: "Ho fatto mia la triade pasoliniana. Che riflette quella dei Cccp: produci, consuma, crepa". L'accostamento è provocatorio e preciso insieme. Pasolini era ateo. I Cccp erano nichilisti. Tre imperativi in progressione, tre posture davanti alla realtà. Ferretti ha preso la triade di Pasolini e l'ha caricata di fede senza tradirne la radice politica.
Poi aggiunge qualcosa che nessuno si aspettava, o forse tutti si aspettavano: "Riascoltando i miei dischi, ho trovato la preghiera dove meno me l'aspettavo. Madre, Annarella, Amandoti sono preghiere. Ma a volte si prega non sapendo di pregare. La morte è insopportabile per chi non riesce a vivere è un verso dei Cccp. Allora non lo sapevo ma è anche una preghiera". La frase è nel libro, capitolo su Dario, ma detta qui, a voce alta, davanti a un rozzo crocifisso incastrato nella pietra, acquista un peso diverso. Non è più una citazione: è una confessione.
Sul mondo contemporaneo Ferretti è meno malinconico di quanto ci si aspetti, e più tagliente. Chiama "macchinette" i telefonini: "Le macchinette omologano. Strano che la rete, da strumento militare, sia diventata strumento di svago, per poi tornare a uso militare in Ucraina". È una parabola breve ma completa: origine, deviazione, ritorno. Nel libro c'è anche un'annotazione di diario fulminante "questo è il primo ferragosto con AI / sguardo fisso, apprensioni da connessione". Alla domanda su cosa intendesse risponde con un silenzio di qualche secondo, poi: "Non so ancora come dirlo. Ma c'entra la sostituzione dell'umano".
L'ultima domanda della serata riguarda il futuro. Dopo il ritorno dei Cccp, avremo il ritorno dei Csi. Il tour partirà da Ulan Bator, in Mongolia, dove i Csi trovarono l'ispirazione per il loro disco più noto. La serata si chiude come era cominciata: in un silenzio concentrato, che si scioglie in un interminabile applauso. Si esce al buio, come nel Medioevo.
Oltreconfine festival è fondato e
diretto da Stefano Malosso. L'organizzazione è a cura dell'associazione Oltreconfine, con ragazzi e ragazze della zona (la Valcamonica). Prossimi appuntamenti: Wanda Marasco, Cecilia Sala, Vittorio Lingiardi e Davide Sapienza.