Nucleare, le sanzioni Onu per fermare Ahmadinejad Iran: "Un passo sbagliato"

Dopo sei mesi di pressing dell’amministrazione Obama, il quarto round di misure punitive per convincere Teheran a rinunciare al suo programma nucleare è stato approvato dall'Onu: "Via alle sanzioni"

Nucleare, le sanzioni Onu 
per fermare Ahmadinejad 
Iran: "Un passo sbagliato"

New York - Via libera alle sanzioni all’Iran. Dopo sei mesi di pressing dell’amministrazione Obama, il quarto round di misure punitive per convincere Teheran a rinunciare al suo programma nucleare è stato approvato dal Consiglio di Sicurezza. Immediata la replica del governo iraniano: "E' un passo sbagliato che complica ancora di più la situazione". E il presidente Ahmadinejad: "Le sanzioni finiranno nella spazzatura".

Approvate le sanzioni all'Iran La risoluzione è stata approvata con 12 voti a favore, due contro e un astenuto. Hanno votato no Turchia e Brasile, il Libano si è astenuto. Il documento impone sanzioni alla Guardia Rivoluzionaria iraniana (i Pasdaran), alla maggiore compagnia di navigazione e due delle sue banche. È esteso anche il bando alla vendita di armi e vengono fissate regole per le interdizioni in mare di navi sospettate di portare componenti per i programmi missilistici e nucleare di Teheran. Dopo mesi di negoziati con Russia e Cina gli Stati Uniti hanno fatto concessioni per arrivare al voto di oggi: Washington avrebbe voluto misure più ampie contro il settore energetico iraniano e un maggior numero di banche. Il documento contiene però ganci per sanzioni unilaterali quando ad esempio fa appello a esercitare vigilanza sulla banca centrale iraniana.

Russia: "Atto forzato" La Russia considera le nuove sanzioni contro l’Iran imposte dal Consiglio di sicurezza dell’Onu "un atto forzato". Lo ha detto l’ambasciatore russo permanente presso le Nazioni Unite Vitaly Churkin, pur precisando che tale misura viene presa dalla Russia con "un atteggiamento equilibrato", ha detto il diplomatico alla riunione del Consiglio che ha approvato le sanzioni. La Russia ribadisce inoltre il "fermo" principio che oltre alla diplomazia non vi è alternativa. "Questo postulato è stato confermato nel testo della risoluzione", ha detto.

Le tappe del braccio di ferro
OTTOBRE 2003 - Dopo mesi di tensioni sul suo programma nucleare, Teheran accetta di sospendere temporaneamente l’arricchimento dell’uranio nell’ambito di un accordo con la Ue e di avviare trattative.
GENNAIO 2006 - Dopo l’elezione del presidente ultraconservatore Mahmud Ahmadinejad, nell’agosto del 2005, viene riavviato l’arricchimento, nell’impianto di Natanz. GIUGNO 2006: i ministri degli Esteri di Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania (i 5+1) raggiungono un accordo su una proposta all’Iran di incentivi in cambio della sospensione dell’arricchimento. L’Iran rifiuta.
DICEMBRE 2006 - Il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva la risoluzione 1737 che impone prime, simboliche sanzioni all’Iran.
MARZO 2007 - Nuovo pacchetto di sanzioni stabilito dal Consiglio di sicurezza con la risoluzione 1747.
MARZO 2008 - Terza risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la 1803, che rafforza ulteriormente le sanzioni.
27 SETTEMBRE 2008 - Nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza, questa volta senza sanzioni, che sollecita l’Iran a sospendere l’arricchimento. Ma senza alcun esito.
1 OTTOBRE 2009 - A Ginevra nuova tornata di trattative fra Iran e 5+1, che sembrano aprire uno spiraglio.
21 OTTOBRE 2009 - L’Aiea presenta una bozza d’accordo in base alla quale l’Iran si impegnerebbe a consegnare buona parte delle sue scorte di uranio arricchito al 3,5% per avere in cambio combustibile prodotto da uranio arricchito al 20% per alimentare un suo reattore con finalità mediche. Le controparti, Usa, Russia e Francia, accettano. L’Iran rinvia la risposta e presenta ufficiosamente diverse controproposte nei mesi successivi.
9 FEBBRAIO 2010 - L’Iran avvia in proprio l’arricchimento dell’uranio al 20%.
17 MAGGIO 2010 - l’Iran firma con Turchia e Brasile una dichiarazione con cui si impegna ad accettare lo scambio, ma con alcune modifiche. Inoltre, afferma che continuerà in proprio l’arricchimento al 20%.
9 GIUGNO - Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva una nuova risoluzione che inasprisce la sanzioni contro Teheran.

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