Smentire un complottista, si sa, è impossibile, perché la stessa smentita diventerà la base di un altro complotto, e pensare che in un momento in cui vige il caos globale, tra guerre inaspettate, timore di escalation, prezzo del petrolio, mercati in tensione, bombe a destra e a manca (a manca quando mancano i bersagli e finiscono sui civili), il complottista non dorme mai, anzi: dai a un complottista l’idea dell’AI e alla tragedia si aggiunge una tragicommedia demenziale. Riassuntino, per chi si fosse distratto: nell’ultima settimana il complottista ha avuto un aggancio forte, diciamo una fonte solida a cui appigliarsi messa in giro dall’Iran, non si poteva ignorare. Riguardava la presunta morte o ferimento di Netanyahu, e poiché ogni guerra si muove anche sul piano della comunicazione, la voce andava smentita, e cosa c’è di meglio di una conferenza stampa?
Che Netanyahu tiene il 12 marzo, e paradossalmente proprio da lì è partita la teoria secondo cui Netanyahu sarebbe morto: “il filmato è stato generato con AI!”. Eh? Nel video completo Netanyahu, per un momento, in un fermo immagine (sì, un fermo immagine), sembra avere sei dita (la lettura del “sesto dito” nasce da un momento preso male, con prospettiva e sovrapposizione visiva che hanno fatto il resto, c’è dovuto un fact-checking di esperti per dimostrarlo, non che ci abbiano faticato tanto, potevamo farlo anche noi con il nostro smartphone).
Comunque sia la voce sulla sua morte è stata ulteriormente rilanciata dai media di Stato iraniani e (c’è bisogno di dirlo?) amplificata a dismisura online fino a trasformarsi nel solito laboratorio mondiale del rincoglionimento visivo: uno ferma un frame, l’altro lo ingrandisce, migliaia commentano sotto quello che vogliono vederci, altri ci costruiscono sopra il necrologio festeggiando, e quelli che ogni giorno campano parlando di AI sui social postano il loro video del giorno, con la solita domandina finale “sembra AI, e voi, cosa ne pensate?”, la domandina finale serve per essere commentati da altri sciroccatissimi utenti e essere più spinti dall’algoritmo che non li spinge mai a quel paese.
Tra l’altro, cosa volete pensare: secondo voi un paese che ha i servizi segreti più efficienti del mondo si sbaglierebbe nel pubblicare un video realizzato con l’AI con sei dita? Secondo voi il Mossad userebbe Nano Banana?
Comunque sia la questione, la questioncina complottista, sembrava risolta quando esce un altro video, il 15 marzo, come risposta ironica di Netanyahu che si fa riprendere in un locale nell’area di Gerusalemme e usa proprio il tono della “proof of life” sarcastica in cui mostra le mani per prendere in giro il delirio delle sei dita. Finita lì? Macché, figuriamoci, questi ancora pensano che lo sbarco sulla Luna lo abbia girato Kubrick, che il Covid lo abbia fatto Bill Gates, che le Torri Gemelle gli Usa se le siano buttate giù da soli, vi pare si fermino?
Come da regola parte subito un altro complottismo, non tanto sui media mainstream perché c’è un limite, stavolta tutto in rete e tutto social, nei quali limite non esiste. Perché qualche fesso, ripreso da milioni di altri fessi (che meraviglia, i social), nota un anello che appare e scompare (sempre analizzando il video frame per frame), e no, dicono, anche quel video è fatto con l’AI (“non vi sembra? E voi, cosa ne pensate?”), e si diffonde il caso social del “Coffeegate”.
Due considerazioni tragicomiche. La prima è che i social, come sempre (con AI o senza AI) si sono riempiti di falsi di ogni tipo. Qualche esempio tra migliaia: una foto di un hotel in fiamme a Riyadh diffusa come effetto di un missile iraniano e risultata artificiale, o immagini di presunti soldati americani della Delta Force catturati in Iran, anch’esse generate con IA, o un’immagine e un video che mostravano Ali Khamenei sotto le macerie, pure quelli sintetici. Senza considerare il classico repertorio del riciclo, video veri ma vecchi o girati altrove, come la folla in panico a Tel Aviv rilanciata come scena degli attacchi recenti benché fosse del 2025, o un’esplosione attribuita a un sito nucleare israeliano che in realtà veniva da un deposito di munizioni ucraino del 2017, e un grande incendio presentato come attacco iraniano a un impianto saudita che era invece il vecchio rogo del porto yemenita di Hodeidah. Insomma, in situazioni drammatiche come queste ci mancava solo l’AI e gli influencer dell’AI per non capirci più niente.
Anche perché geopoliticamente già nessuno ci sta capendo più niente, nessun analista serio, neppure quelli meno seri (scherzo, c’è sempre qualcuno che crede di aver capito tutto, in genere quelli che capiscono meno di tutti). Che invidia, però, questi qui che vivono di “non ce lo dicono” e hype e AI, non so quanto darei per avere il loro cervello e vivere meglio.
D’altra parte il complottista è questo: quando ha tutto davanti, va a vedere dietro, e quando dietro non c’è niente perché è appunto tutto davanti, il contenuto se lo inventa e vive felice della propria supposta intelligenza. Più supposta che intelligenza.