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Homo erectus, il nuovo studio che complica ancora di più la storia della famiglia umana

È una scoperta importante non solo per quello che dice su Homo erectus ma anche perché conferma quanto l’evoluzione umana somigli sempre meno a un albero ordinato e sempre più a una rete di parentele, incroci e sopravvivenze molecolari

Homo erectus, il nuovo studio che complica ancora di più la storia della famiglia umana
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Avete presente il classico disegno che dovrebbe rappresentare l’evoluzione umana? Uno scimpanzé, un uomo gobbo, uno più eretto ma ancora dalle caratteristiche scimmiesche, infine un uomo bianco, con la pelle di leopardo e una lancia? Beh, sappiamo che è sbagliato da più di un secolo, però lo continuiamo a vedere sui libri di scuola, quando già lo scimpanzé è un nostro cugino vivente, non un nostro antenato (l’antenato in comune tra noi e lo scimpanzé è vissuto cinque milioni di anni fa, e non era uno scimpanzé, né un uomo). L’evoluzione della nostra specie è un intricato cespuglio di incroci, e in genere parliamo dei Neanderthal come di nostri antenati (erano cugini), mentre ci siamo accoppiati anche con loro (fino a trentamila anni fa) e li abbiamo probabilmente anche accoppati (Nanni Bignami diceva: “Ci facevamo bistecche”).

Uno studio appena pubblicato complica ancora di più la nostra complicatissima storia di incroci. Pubblicato su Nature, e guidato da Qiaomei Fu, dell’Institute of Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology della Chinese Academy of Sciences, ha analizzato proteine dello smalto dentale ricavate da sei denti di Homo erectus trovati in Cina, datati a circa 400.000 anni fa.

I ricercatori hanno individuato due varianti della proteina ameloblastina: una finora sconosciuta (forse caratteristica degli Homo erectus dell’Asia orientale) e una seconda variante già osservata nei Denisovani e in una piccola parte degli esseri umani attuali. Il dato suggerisce un possibile scambio genetico tra Homo erectus asiatici e Denisovani, oppure una parentela evolutiva più profonda tra le due linee (anche qui, immaginate le linee sovrapposte a altre linee). È una scoperta importante non solo per quello che dice su Homo erectus, specie comparsa in Africa circa due milioni di anni fa e poi diffusa anche in Asia, ma perché, appunto, conferma quanto l’evoluzione umana somigli sempre meno a un albero ordinato e sempre più a una rete di parentele, incroci e sopravvivenze molecolari. Insomma, più andiamo indietro più troviamo famiglie allargate, promiscue anche con le altre specie umane, killer e anche cannibali. È la natura, bellezze.

Insomma, già sappiamo che ognuno di noi ha dall’1 al 3% di Neanderthal, adesso la prossima volta che andate

dal dentista chiedetegli se nello smalto vede qualcosa di denisovano, e spiegategli questa storia. Per una volta sarete voi a lasciare lui a bocca aperta (anche se dopo ve la lascerà lui di nuovo presentandovi il conto).

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